Tra vocazioni “vere” e vocazioni “obbligate”……un’educazione liberale !

“Ma….non si preoccupi Signora ! Certo! Enzo è pronto anche se ha solo 7 anni….certo! anche per la Cresima!” Era il Priore del Convento Padre Alfonso che con queste parole rassicurava mia madre sul fatto che io potessi ricevere la Prima Comunione e la Cresima nella stessa giornata di quel lontano 1954 ! Unico bambino “esterno” ossia “non mariano”. In quel periodo e per tanti anni ancora….Il Convento ospitava i ragazzi “mariani” per i quali si auspicava la vocazione sacerdotale e i “convittori”, ragazzi non interessati a una eventuale vocazione e che si potevano permettere il pagamento di una considerevole retta mensile. Allora in quel Collegio erano in tanti….forse più di 100, considerando”mariani” e “convittori” insieme. Io avevo completato un corso rapidissimo di catechismo per la preparazione alla Prima Comunione insieme con mio fratello Mimino (che aveva 10 anni e che era appena entrato in Collegio come “mariano” perchè in famiglia (allora in tante famiglie) c’era la segreta speranza di qualche vocazione sacerdotale. Certo….erano altri tempi…..e avere il sacerdote in famiglia era un grande onore ! Ma nella mia famiglia non solo non ci fu alcuna vocazione ma fu evidente da parte di tutti i figli il rifiuto del Collegio, considerato come terribile prigione, forse in ragione di una educazione molto “liberale” che derivava dall’incontro di una religiosità materna piuttosto zelante e confessionale e di una laicità paterna particolarmente vivace.Dovrei anche aggiungere che quell’educazione ottenne l’impronta di un cristianesimo aperto verso tutti….nessuno escluso….in virtù degli insegnamenti ricevuti in un Oratorio come quello dei Padri Carmelitani, che ai ragazzi proponevano con le loro azioni un cristianesimo missionario….inclusivo…quindi molto lontano da quello tradizionale e conservatore delle Parrocchie di quel periodo! In definitiva….quel no al Collegio da parte dei figli in famiglia risultò particolarmente gradito soprattutto a mio padre! In quella lontana giornata del 1954……emozionatissimo feci la Prima Comunione e la Cresima in quella che fu una grande festa ….con una stupenda celebrazione religiosa che riguardò forse circa 40 ragazzi “mariani” ! Poi seguì un “rinfresco” particolarmente sobrio …..qualche dolcetto e qualche “bicchierino” di liquore in una grande sala del Convento (“li bicchierini” erano allora un rito in tutte le occasioni di festa in casa).Quando il mio padrino, Francesco Castelli (cugino di mia madre nonchè allora sindaco di Sava)mi consegnò il suo regalo, io lo ammirai con una gioia immensa :si trattava di un orologio d’oro (allora era un regalo consueto quello dell’orologio, anche se non sempre era d’oro). Quell’orologio lo mettevo al polso solo nelle giornate di festa , poi lo conservavo gelosamente! E come non sottolineare la grandezza d’animo del mio padrino , Francesco Castelli,un cattolico d’altri tempi, che, secondo lo stile di Giorgio La Pira, ogni giorno(e non solo quando era sindaco) apriva a mezzogiorno la porta della sua casa a chiunque in quel di Sava avesse bisogno di un pasto caldo :erano gli anni immediatamente successivi al secondo conflitto mondiale e in quel periodo l’indigenza era molto….molto diffusa! Quanto alle vocazioni sacerdotali……allora qualcuna sbocciava e fioriva…..tante altre non sbocciavano e, talvolta, per chi viveva condizioni di povertà economica, il chiedere di entrare in Collegio era un semplice pretesto per compiere gli studi gratuitamente e per poi abbandonare il Collegio,alla fine del Liceo o, in qualche caso,dopo aver completato gli studi universitari!

Da via Diaz… alla Sant’Alberto del Convento

Via Diaz negli anni ’50 per me era la strada….la mia strada. In quegli anni la strada per noi bambini era la nostra seconda casa…a mezzogiorno lo scambio del cibo con i vicini e le lunghe conversazioni nelle afose serate estive…..spesso si dormiva su un materasso sull’ingresso di casa sino a notte inoltrata ! Ma quella strada era anche quella dei primi giochi all’aria aperta, in una dimensione di vera libertà quando la fantasia dell’infanzia esplode grazie anche ai ritmi placidi e sereni della vita torrese di quel periodo. Sì….eravamo liberi ma sentivamo addosso gli occhi vigili di mamma e papà. E’ su quella strada che incontro i primi meravigliosi rapporti d’amicizia con gli amici vicini di casa…Angelo….Fiorentino. Siamo sempre insieme….impegnati spesso in quei giochi di strada tramandati di generazione in generazione ( a salamoni…a scunnicola …)….era un confronto continuo con le proprie capacità e con quelle dei compagni…..un confronto che aveva un elevato valore formativo! E poi quell’amicizia dell’infanzia con amici straordinari…..è l’amicizia che rimane indissolubile…..inossidabile per tutta la vita ! I rapporti d’amicizia dell’infanzia e dell’adolescenza sono rapporti che conservano una loro sacralità in quanto si alimentano di solidarietà e di abbracci reciproci! Con gli amici dell’infanzia non ci si vede più per un’intera esistenza ma quell’amicizia avrà sempre un sapore diverso da quello delle altre amicizie che coltiviamo negli anni della maturità. A sei anni iniziò per me il primo approccio con il Convento dei Padri Carmelitani…..una vera grande istituzione a Torre S.Susanna ! Mia madre mi accompagnava al Convento per il Catechismo e poi anche per la funzione serale (allora la funzione sostituiva la S.Messa).In quegli anni ho potuto ammirare modelli di vocazione straordinaria ma anche provare un certo disagio per qualche abbandono vocazionale di carmelitani che io avevo in cuor mio collocato ai piani alti di una spiritualità incontaminata!E nel Convento….come tanti ragazzi di allora…diventai assiduo frequentatore dell’Associazione S. Alberto, guidata allora da un Padre sportivo eccezionale, l’indimenticabile Padre Augusto, tifosissimo del Milan ! Nel campetto del Convento ci dava lezioni di calcio, con riferimenti continui ai campioni rossoneri dell’epoca : noi ragazzi pendevamo dalle sue labbra e così un’intera generazione dichiarò la propria fede milanista per tutta la vita!Padre Augusto era nato per stare bene con i ragazzi e per far stare bene i giovani! Quanti giovani torresi gli hanno voluto bene ?Tanti gli dobbiamo dire grazie ! Tra i ricordi….un’immagine……arrivati troppo presto al campetto per la partitella del pomeriggio Padre Augusto ci ha aspramente rimproverati (per aver dedicato poco tempo ai compiti)e ci ha tolto il pallone……noi affranti siamo rimasti lì seduti per terra nel campetto…..dopo qualche minuto dalla finestra di una stanzetta (che dava sul campo di calcio)qualcuno ci lanciò un pallone….era lui…Padre Augusto….unico….irripetibile!

La teatralità “torrese” e… il latino nel futuro !

Quel giorno a scuola avevamo letto una bella pagina del “Cuore ” di De Amicis con il maestro Bartoluccio Sasso (io avevo 8 anni) e ritornai a casa entusiasta per “quella piccola vedetta lombarda”, uno di quegli eroi che colpiscono tanto la fantasia di un bambino! Nel pomeriggio nel frantoio di casa con i miei compagni di gioco, Angelo e Fiorentino, rileggemmo quel testo del “Cuore” e,utilizzando una sedia come torre,liberando tutte le nostre energie creative, cercammo di drammatizzare la scena cruciale di quel memorabile racconto…..con modesti risultati !C’era in noi….molto evidente….l’amore per la rappresentazione, un atteggiamento “culturale” che, in seguito, ho scoperto molto diffuso nel popolo torrese ossia la “teatralità” dei gesti e della voce, qualcosa che è certamente nel DNA dei torresi, qualcosa che non era solo rappresentazione di “sè” ma soprattutto rappresentazione del “noi” …….era ciò che faceva sentire unito un popolo in un momento storico in cui tutto si ricostruiva….anche la Storia di una Comunità! E quindi si recitava e si cantava in campagna ma anche in casa durante la lavorazione del tabacco…..erano tanti stornelli d’amore e scherzosi…che sbarravano la strada anche a quel “male di vivere”….così diffuso nel momento storico attuale! A 8 anni nel Teatro dei Padri Carmelitani incontrai…..la lingua latina(forse la causa recondita della mia futura scelta professionale). In quell’occasione mi dovetti sobbarcare a un impegno gravoso….quasi impossibile per un bimbo di 8 anni….quello di recitare a memoria( con emozione indicibile) un lungo discorso …con qualche espressione in latino…in occasione di un 25esimo di sacerdozio di un Padre Carmelitano. Erano i primi impegni di quella che sarà una delle mie attività predilette della mia adolescenza…il teatro !Intanto i torresi recitavano….recitavano tutti….impegnati con entusiasmo nella Rappresentazione della Passione….tanti torresi, anche talvolta modesti culturalmente ma tutti sentivano quella Passione del Cristo non solo come Rappresentazione delle proprie sofferenze quotidiane ma anche e soprattutto come speranza di una straordinaria rinascita sociale, economica e culturale !

I Promessi Sposi? Ecco cosa succede quando li rileggiamo da adulti !

I promessi sposi partono male. Essere un testo scolastico squalifica, annega nell’astio la sua bellezza,.. eppure anche così lo adoravo. La geniale ironia, l’eterna modernità della grida manzoniane: ogni periodo storico ha avuto le sue ed è difficile leggere il libro senza pensare che sia stato scritto il pomeriggio prima. Mi venivano le lacrime agli occhi ogni volta che leggevo della madre di Cecilia che mette la sua bambina sul carro dei monatti, con il suo vestitino pulito in mezzo alle membra scomposte dei cadaveri buttati. La potenza visionaria di quella compostezza, in mezzo al caos, rendono quelle pagine tra le più belle della letteratura mondiale. Pochi tradimenti hanno l’ovvia meschinità e il livido squallore della morte di Don Rodrigo. Ma se la morte del signorotto era spettacolare, la sua vita mi lasciava perplesso: consideravo un non senso narrativo…. l’infatuazione per Lucia, che sicuramente era tanto carina, ma aveva il fascino di una gallina lessata, e soprattutto consideravo un non senso narrativo l’espediente usato, ovvero mandare i bravi al parroco. Se gli stessi bravi Don Rodrigo li avesse mandati a rapire Lucia , tutto si sarebbe risolto. Per qualcuno che disponga di bravi, anche il problema del fidanzato diventa irrilevante, faccio ricorso a una nota regola della medicina psicosomatica che afferma che quando a qualcuno vengano fratturate le gambe, tibia e perone bilateralmente, si calma immediatamente. Un’altra strada sarebbe stata eliminare Renzo mediante falsa accusa: abigeato , aver sputato nell’acqua santa, o altro e dopo di che sommergere Lucia e soprattutto Agnese, di sete , merletti, ori, capponi, visoni veri o fasulli, a seconda del livello di coscienza animalista o biglietti di crociera, con accurata eliminazione dell’isola del Giglio. Di tutte le strategie seduttive o di prevaricazione, mandare i bravi dal parroco sembra la più platealmente scema. D’accordo permette una scena geniale, chi il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare, ma è veramente il minimo risultato con il massimo sforzo, un’ evidente corsa verso il disastro. E poi non funziona lei, Lucia, la negazione dell’eroina adolescenziale post moderna. È stato decenni dopo, mentre studiavo la storia e la psicologia dei totalitarismi genocidari, dalla Vandea ad Auschwitz, passando per l’Ucraina, che la genialità della trama de I Promessi Sposi finalmente si è illuminata nella mia mente, ha scintillato di luci dorate come i fuochi d’artificio la notte di Capodanno. Violentare Lucia non dà nessuna soddisfazione. Rodrigo vuole corromperla. È la sua anima che vuole. Oltretutto il sado senza il maso non è molto divertente, si sprofonda nella noia. Non 50 sfumature di noia, ma un unico blocco grigiastro duro e puro. Don Rodrigo sa già che Lucia è incorruttibile. Lo sa perché Lucia ha qualcosa di luminoso nel sorriso e nello sguardo ed è quello che Rodrigo deve abbattere, proprio perché è quella luce che ama. L’uomo distrugge ciò che ama di più , quando non può averlo. Rodrigo deve abbattere Lucia ma né l’oro né la violenza possono riuscirci. Rodrigo fa la cosa ovvia: attacca la Chiesa, la profana nelle vesti di un ometto vile che si nasconde nell’abito sacerdotale per mascherare la sua paura. Lucia deve restare isolata dalla sua etica per crollare. Il signorotto agisce esattamente come tutti i totalitarismi quando aggredisco un popolo…. ne aggrediscono la religione, la ridicolizzano, la corrompono. Don Rodrigo fa un’azione sensata per corrompere Lucia ed è ovvio che la voglia perché Lucia in realtà è una creatura straordinaria, con il suo coraggio indomabile, la sua dolcezza invincibile. Lucia è Antigone, è la ragazza della Rosa Bianca che si batte contro Hitler, Lucia è il ragazzo cinese che ferma il carro armato. Lucia è il coraggio dell’integerrimo . Lucia Mondella for president.! (S.D.M.)