L’ODIO PER LA DEMOCRAZIA

La società ineguale non porta nel suo grembo nessuna società dell’uguaglianza. La società dell’uguaglianza è solo l’insieme delle relazioni ugualitarie che si tracciano qui e ora attraverso atti singolari e precari. La democrazia è nuda nel suo rapporto col potere della ricchezza e col potere della filiazione che oggi lo asseconda o lo sfida. Non è fondata in nessuna natura delle cose e non è garantita da nessuna forma istituzionale. Non è portata da nessuna necessità storica e non ne porta nessuna. E’ affidata solo alla costanza dei propri atti. La cosa non può non fare paura e quindi suscita odio in chi è abituato a esercitare il magistero del pensiero. Ma in chi sa condividere con chiunque il potere uguale dell’intelletto può suscitare coraggio, e quindi gioia. (J.R.)

In Italia? Manca la cultura del mettersi in gioco!

Oggi? Si tratta di mettersi in gioco! Oggi sono tante le persone con idee valide e buone intuizioni, che tuttavia non sanno come trasformarle in un business economicamente sostenibile e socialmente innovativo. Non ne siamo subito capaci,dicono, perché non ce lo hanno insegnato: l’intero sistema educativo, dalla scuola dell’obbligo all’Università, così come la società e la famiglia, ci ha sempre incoraggiati a restare ‘sulla strada maestra’. Quella del percorso di formazione tradizionale, che port(av)a dritti dritti al posto di lavoro fisso, dipendente. In nessuno dei percorsi formativi ci siamo misurati con il trasformare un’idea o un’intuizione in un vero progetto, realizzandoci su un vero business plan, con tutti i conseguenti sviluppi, dal budget alla gestione, e adesso che dobbiamo ‘inventarcelo’ un lavoro non sappiamo da che parte cominciare per dare concretezza alle nostre idee. Studia, impegnati, consegui la laurea con voti eccellenti e vedrai che un lavoro lo trovi, questa in sintesi era la formula. Può forse ancora valere per una sempre più esigua minoranza, ma è oggi un approccio non solo anacronistico, ma perfino dannoso perché non ci permette di essere connessi con la realtà di una società e di un mondo del lavoro in profonda e continua trasformazione. Eppure sembra che in Italia la parola d’ordine sia ‘stagnazione’. Qualcuno potrebbe dirci che sosteniamo che il mondo del lavoro sia in evoluzione, che si stanno aprendo nuove possibilità, che sia possibile crearselo un lavoro, perfino in base alle proprie passioni, abilità e potenzialità, ma la realtà è che in questo Paese sembra tutto fermo al palo e la disoccupazione giovanile è sempre più diffusa. All’apparenza è esattamente così, ma solo perché continuiamo a osservare la realtà con ‘occhi vecchi’. In Italia manca la cultura del lavoro freelance, dell’impresa, della responsabilità individuale del mettersi in gioco, fallimenti e ripartenze compresi. Manca la cultura dell’inventarsi e crearsi una professionalità sulla base delle proprie capacità e competenze, proprio quello che oggi è maggiormente richiesto. Sembrano spariti i posti di lavoro dove potevano essere spese, per uno stesso datore di lavoro o committente, competenze routinarie, abituali, ricorrenti. Oggi chi offre lavoro è in cerca di professionisti con competenze specifiche e di grande qualità, in grado di soddisfare esigenze temporanee o di nicchia o relative solo a determinati progetti. Non solo, l’attenzione si sta spostando sempre più verso la rete di relazioni in cui il professionista è inserito: quello che finalmente si riesce a intravedere anche in Italia è che la circolazione e la condivisione delle idee e delle competenze creative sono le uniche chiavi per la competitività e l’innovazione. E non è un caso che si stanno moltiplicando anche gli spazi di co-working italiani, che consentono la condivisione di un ambiente di lavoro, mantenendo un’attività indipendente, ma che non sono ancora utilizzati a pieno delle loro potenzialità come ‘incubatori di innovazione’ o spazi abitualmente frequentati da nomadi digitali, come accade in altri Paesi europei e in Asia, dove sono vissuti come veri e propri spazi di aggregazione e di incontro tra diversi professionisti, che condividono valori comuni e sono in cerca di ‘buona compagnia’, di qualcuno con cui fare rete per essere ancora più competitivi. Il co-working dovrebbe essere vissuto non tanto come semplice ufficio temporaneo ma piuttosto come spazio dove spingere al massimo comunicazione, condivisione e collaborazione, evitando così il rischio di isolamento che spesso accompagna il lavoro freelance, con la conseguente perdita di slancio e di motivazione. Nei co-working non si dovrebbero condividere solo spazi, strumenti e servizi ma anche idee, opportunità e progetti, che dall’incontro di differenti esperienze e professionalità possono evolvere e svilupparsi. Sappiamo davvero fare rete? Certo, è un bel cambio di mentalità, se pensiamo che ci hanno insegnato a tenerci strette le idee se no qualcuno potrebbe rubarcele ! (M.C.)

La Scuola……che non c’è !

In un articolo di ieri su Quotidiano, un attento osservatore dei problemi della scuola, Antonio Errico, sottolineava il ritardo della scuola rispetto ai tempi attuali e poneva l’accento sulle caratteristiche d’apprendimento dei giovani delle ultime generazioni, caratteristiche spesso sconosciute e quindi scarsamente considerate da chi opera come insegnante. Oggi il problema di una generazione di giovani che vivono una condizione di disagio di fronte all’offerta formativa della Scuola è il problema centrale dell’educazione in quanto problema che assume in molti casi aspetti drammatici nella Scuola dei contenuti, incapace di dare risposte precise e tempestive alle esigenze educative e culturali dei giovani.Si sottolinea spesso nel nostro Paese il problema della fuga dei cervelli all’estero ma è spesso sottaciuto il dramma (perchè di vero dramma si tratta) di tanti giovani umiliati in una Scuola che non è mai in sintonia con le richieste anche esplicite d’apprendimento di tanti ragazzi innovatori e creativi!Queste richieste sono ancora oggi completamente ignorate al punto che troppi giovani negli ultimi tempi(i più insofferenti ma anche i più ricchi d’iniziativa di fronte a questo stato di disagio)sono diventati maestri di se stessi e innovatori, mentre sia l’università sia la scuola superiore continuano a “ballare” fuori tempo!Ma nel nostro Paese la riforma renziana punta solo al Preside-manager e all’umiliazione dei docenti, costretti a rimanere nella condizione ormai atavica di “vestali della classe media”,che giustamente protestano come categoria ma dimenticano di lottare soprattutto per una scuola al passo con i tempi ossia finalmente in completa sintonia con le richieste dei giovani di questo mondo globalizzato. Quindi niente slogan (“buona scuola….scuola buona)…cerchiamo piuttosto di fare la SCUOLA …..che, ancora oggi, non c’è!!!

Che bello……il corsivo!!!

I bambini che hanno imparato e usano il corsivo nei temi esprimono idee più originali di quelli già esperti di computer. Umberto Eco ho scritto sul «Guardian»: «I bambini, e non solo loro, non sanno più scrivere a mano. La nostra generazione ha imparato a scrivere a forza di ricopiare in bella grafia le lettere dell’alfabeto». Oggi l’attenzione degli educatori comincia a guardare indietro: alla scrittura personale ritrovata, il corsivo. In Inghilterra, in alcune scuole i bambini mettono negli zainetti anche la stilografica, che richiede una certa destrezza; in Francia, nelle classi è tornato il dettato e in Italia ormai tanti insegnanti sono sensibili a un corsivo scorrevole e comprensibile nelle loro valutazioni. Proprio al corsivo il magazine americano «Time» ha dedicato, un anno fa, un lungo reportage in cui è riportato come la scrittura in corsivo, con le lettere legate le une alle altre, riproduce il fluire del pensiero mentre i caratteri separati, in una tastiera, portano a una frammentazione artificiale. Di recente, è stato il «Wall Street Journal» a dare notizia del ritorno della scrittura a mano. Negli Usa, le librerie espongono diversi manuali e le aziende cominciano a chiedere ai candidati curriculum da far valutare al grafologo. E allora…. tralasciare il computer? Direi proprio di no. Piuttosto ne è auspicabile un uso maggiormente mirato, specie in giovane età, non facendolo diventare il sostituto di una fondamentale attività umana: trasferire su carta pensieri, idee, emozioni…. Scrivere! Con la propria, personale, scrittura. Come dice Umberto Eco: «Le persone non viaggiano più a cavallo ma molti vanno a scuola di equitazione. Sarebbe una buona cosa se i genitori iscrivessero i figli alle scuole di calligrafia».

Potenza……della DEMOCRAZIA!

Hanno ricattato……ma hanno perso!!! Hanno ricattato un popolo, chiudendo i rubinetti della liquidità per le banche subito dopo l’annuncio del referendum, hanno seminato paura, raccontando di un caos che non c’era e non c’è mai stato, hanno spiegato che votare “no” avrebbe fatto tornare i greci alla dracma e fatto perdere agli europei i loro soldi, hanno truccato i sondaggi facendo credere che avrebbe vinto largamente il sì, hanno definito un “errore” un atto democratico come il referendum. Hanno fatto saltare un accordo che vedeva una differenza di 60 milioni di euro tra le parti, causando l’indomani la perdita delle borse di 270 miliardi di euro (cioè poco meno del debito greco). La Grecia è un piccolo Stato, rappresenta a malapena il 2% del Pil europeo, ma colpirlo significava dimostrare che non c’è alternativa alla loro idea di Europa, alle loro politiche, alle loro ricette suicide. E per farlo, hanno scatenato una guerra politica, economica e mediatica. Ma hanno perso. I potenti di tutta Europa, l’arrogante Germania, i burocrati della Banca Centrale Europea e il Fondo Monetario, gli asserviti ed egoisti governi d’Europa, il venduto Schulz, il servile Renzi, hanno perso. Un popolo di poche milioni di persone ha messo sotto scacco tutti i potenti d’Europa. Che bella cosa, la democrazia. (M.F.)