La Corte Costituzionale

La Corte Costituzionale: è l’organo dello Stato che ha il compito di valutare la legittimità delle leggi e referendum abrogativi,arbitrare i conflitti tra poteri dello Stato e Regioni, giudicare Presidente della Repubblica se in stato d’accusa. Corte Costituzionale è composta da: 5 giudici eletti dal parlamento in seduta comune; 3 giudici della corte di cassazione; 1 Consiglio di stato; 1 Corte dei conti; 5 dal Presidente della Repubblica. I magistrati durano in carica 9 anni Nei giudizi sulle accuse contro il Presidente della Repubblica la composizione della Corte viene con 16 giudici chiamati giudici aggregati. La carica di giudice costituzionale è incompatibile con quella di membro del Parlamento o di un consiglio regionale. Perciò, durante il periodo di appartenenza alla corte, i giudici che siano magistrati, deputati o professori non possono svolgere funzioni della loro materia. La corte elegge tra i proprio membri un presidente che dura in carica un triennio ed è rieleggibile fino a quando non è scaduto come giudice. Il presidente è eletto a maggioranza assoluta dei componenti. In caso di parità è eletto il più anziano in carica. Funzioni della corte costituzionale: -controllo sulla legittimità costituzionale delle leggi del Parlamento e leggi Regionali; -pronuncia sull’ammissibilità del referendum abrogativo; -giudizio penale relativo ai reati del Presidente della Repubblica Il controllo di costituzionalità delle leggi può avvenire seguendo due modelli diversi: -sindacato diffuso; -sindacato accentrato. Sindacato diffuso: qualsiasi giudice che si trovi ad applicare una legge può decidere sulla conformità alla Costituzione della stessa. Sindacato accentrato: la verifica di costituzionalità della legge sia attribuita esclusivamente a un particolare organo giurisdizionale costituzionale. Impugnativa diretta: ogni cittadino può proporre la questione di legittimità costituzionale direttamente all’organo incaricato. Giudizio in via incidentale è quello in cui la questione di legittimità costituzionale viene proposta alla Corte Costituzionale da un giudice durante lo svolgimento di un processo. Per avviare il procedimento è necessario: -che in processo si discuta dell’applicazione di una legge; -che sorga il dubbio che la legge sia incostituzionale; -che il processo non possa concludersi se non si risolve la questione. La questione di incostituzionalità può essere sollevata direttamente dal giudice o dal pubblico ministero (colui che sostiene l’accusa). Se la questione appare infondata il processo prosegue e la questione di incostituzionalità non viene sottoposta a giudizio della corte costituzionale, altrimenti se il giudice ritiene che bisogna dubitare della legittimità della legge, egli sospende il giudizio e rimette gli atti alla corte costituzionale. Apertosi il giudizio costituzionale, l’esame delle questione viene affidata a un giudice (giudice relatore) che ne riferisce agli altri giudici. I giudici, al termine di un udienza pubblica, si riuniscono da soli in camera di consiglio per emettere la sentenza. Sentenza di accoglimento: la corte costituzionale accoglie la tesi della incostituzionalità; essa avviene espressamente dichiarata nella sentenza che menziona anche gli articoli in contrasto. Sentenza di rigetto: quando la corte costituzionale dichiara l’infondatezza della questione. I conflitti di attribuzione possono essere: -tra i poteri dello stato; -tra stato e regione; -tra regioni. Perché possa sorgere un contrasto di attribuzione tra poteri dello stato occorre che: -esso sorge tra organi appartenenti o poteri diversi; -esso sorga tra organi competenti a dichiarare la volontà del potere a cui appartengano; -esso riguarda la delimitazione della sfera di attribuzioni. ex. Paralamento e Governo, Ministro della Giustizia e giudici. La procedura prevede un ricorso diretto alla Corte Costituzionale che esamina la questione e se ritiene che esista un conflitto la risolve indicando qual è il potere cui spettano le attribuzioni contestate. I conflitti tra Stato e Regioni o tra Regioni presuppongono che all’origine della controversia non ci sia un atto legislativo. La corte costituzionale esercita la funzione di risoluzione dei conflitti quando le controversie riguardano in un comportamento privo di carattere legislativo: ex. Atto amministrativo dello stato che invade la competenza regionale. La corte costituzionale decide sulla proponibilità del referendum abrogativo. Il ricorso al referendum abrogativo è ammissibile nei confronti di qualsiasi legge a eccezione di quelle: tributarie; di bilancio; amnistia e indulto. La corte costituzionale è giudice penale nei giudizi in cui il presidente della Repubblica è accusato di alto tradimento e attentato alla costituzionale. I° Fase = il Parlamento decide sulla messa in accusa a maggioranza assoluta dei suoi membri. Il Presidente della camera trasmette l’atto di accusa alla corte costituzionale. II° Fase = il Presidente della corte costituzionale provvede direttamente all’interrogatorio. III° Fase la corte si riunisce in camera di consiglio alla presenza dei giudici ordinari e aggregati. Nelle votazioni il presidente vota per ultimo e non sono ammesse astensioni. La Corte decide con sentenze inappellabile.

L’ostilità verso l’altro è la notte delle coscienze !

L’8 luglio 2013 a Lampedusa papa Francesco chiedeva: «Chi è responsabile del sangue di questi fratelli e queste sorelle in umanità? Abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna… la cultura del benessere ci rende insensibili alle grida altrui!». Siamo diventati insensibili perché non vediamo l’essere umano che c’è dietro ogni vita spezzata, mentre bisognerebbe conoscere ciascuno di loro: il suo volto, le sue sofferenze, le angosce e le speranze, le persone che ama e che ha lasciato, quelle che porta nel cuore ovunque vada, quelle che lo custodiranno sempre nel ricordo. E invece no: solo numeri, che hanno peso solo se sono alti, sempre più alti, mentre va sempre più a fondo la dignità di chi non vuole vedere, di chi distoglie lo sguardo dagli occhi dei propri compagni di umanità. Bisognerebbe ascoltarli quando parlano di chi hanno lasciato, delle violenze patite, della solidarietà ma anche della diffidenza incontrata nel nostro paese, di cosa sperano di fare non «nella» vita ma «della» loro vita. Bisognerebbe poter chiamare ciascuno per nome, il suo nome, quello con cui lo ha sempre chiamato chi lo amava e lo ama, poter scrivere quel nome su una busta, una cartolina postale come facevano tanti italiani all’estero fino a pochi anni fa; bisognerebbe poter conoscere il nome e il volto che c’è oggi dietro un profilo virtuale. E invece no: tutti loro sono numeri che infastidiscono altri numeri, quelli delle statistiche del nostro benessere. Sì, bisognerebbe davvero cambiare l’approccio al problema delle migrazioni e dei profughi, ma come farlo in un clima sociale e culturale che si è via via imbarbarito in questi ultimi venticinque anni? Abbiamo lasciato che il veleno dell’odio e dell’indifferenza verso l’altro inquinasse le falde dei nostri pozzi: uomini delle istituzioni che adottano il linguaggio delle bettole o delle promozioni televisive, personaggi pubblici che si vantano di «dire quello che pensano» senza minimamente pensare a quello che dicono e alle conseguenze che provocano, abitanti di terre e regioni che un tempo si vantavano di essere le più cattoliche svelano atteggiamenti di intolleranza antievangelica in misura più marcata di ogni altra zona. Anche nella chiesa italiana, che pur ha agito e agisce attraverso le sue istituzioni caritative con molta generosità e abnegazione verso i migranti, non manca chi dovrebbe interrogarsi sulle proprie responsabilità in questo processo di ammorbamento dell’aria nella convivenza civile: i tanti uomini e donne che in questi anni si sono fatti e continuano a farsi prossimo ai più deboli vengono dileggiati come «buonisti», chi si impegna quotidianamente per la pace è additato come imbelle «pacifista», chi denuncia i meccanismi perversi dell’idolo-mercato, fosse pure il papa, viene classificato come «comunista» o al massimo come «utopista». Vediamo espandersi come un contagio in tutta l’Europa questo clima di ostilità verso l’altro, soprattutto se povero, di gretto egoismo tribale, in un continente di cui solo pochi anni fa si decantavano le profonde radici cristiane e la cultura solidaristica dei ceti operai e dello «stato sociale». Che amarezza constatare che tra la «nostra gente» molti – ormai dimentichi del loro passato di migranti, della loro antica miseria, della loro fuga verso terre dove c’era speranza di pane – hanno bevuto questo veleno della negazione dello straniero. È l’amarezza del cardinale Parolin che confessa: «Personalmente mi dispiace molto che ci sia questo atteggiamento di chiusura che può diventare addirittura di disprezzo e di intolleranza nei confronti degli altri. E che succeda nella regione in cui sono nato e con cui conservo un rapporto di amore, appesantisce ancor di più…». Una regione, come altre in Nord Italia, un tempo definite «cattoliche»: ma «si può essere cattolici e dire di no all’accoglienza? La risposta ovvia è no! – ribadisce con forza il segretario di Stato – Non si può essere un buon cristiano se c’è una chiusura totale!». E invece vediamo crescere l’odio razzista, anche grazie alla propaganda martellante di impresari della paura che accomunano innocenti e criminali con perfida menzogna, la menzogna che vede in ogni immigrato, in ogni povero, in ogni straniero un attentato alla nostra sicurezza o al nostro benessere. Così anche il ripetere con papa Francesco che è in atto «la terza guerra mondiale» finisce addirittura per portare all’aberrazione di risposte armate a una tragedia umanitaria. Ma se una guerra mondiale è in atto, mondiali devono essere la solidarietà e gli sforzi per la pace, non le armi e i bombardamenti. Ipotizzare di distruggere o bombardare i barconi nei paesi di partenza è «un atto di guerra», come ha affermato mons. Vegliò in una nota del Pontificio Consiglio per i Migranti; proclamarsi «pronti a combattere», predisporsi a «passare all’azione» significa accettare la logica dell’intervento militare, della guerra: se non fossero parole pronunciate da chi non sa quello che dice, sarebbe un’autentica follia. Se non si vuole che i barconi affondino, è soluzione deleteria e ignobile colarli a picco in anticipo a colpi di bombe, magari ignorando se non sono già stati riempiti di scudi umani. Se si vuole che i disperati smettano di fuggire da zone di guerra, di violenza, di carestie è disumano lasciare che vengano sballottati e rivenduti più volte in una camera di tortura grande come un immenso deserto. Ma noi, con l’insana convinzione di poter creare barriere impenetrabili all’anelito di vita di intere popolazioni, cancelliamo ogni obbligo al rispetto dei diritti da riconoscere a ogni essere umano: così non si attivano corridoi umanitari ma si lascia che ogni pista nel deserto diventi terreno fertile per i trafficanti, i campi profughi si trasformino in bersagli indifesi o in incubatori di epidemie. Le parole di mons. Perego, direttore di Migrantes, ben esprimono il sentimento di molti di fronte a piani strategici che prevedono solo il respingimento di esseri umani come fossero rifiuti da tenere al largo della battigia: «Noi proviamo vergogna per una simile proposta!». In questa immane tragedia i cristiani di alcuni paesi – dal Medioriente alla Nigeria al Pakistan – sono tra i più esposti e indifesi, e rischiano di scomparire definitivamente da regioni che li hanno visti per secoli custodire la loro fede e convivere con i credenti dell’islam. Ma sbaglieremmo a pensare che si tratti di una guerra di religione da cui una parte uscirebbe vincitrice e l’altra sconfitta: è un problema di sconfitta dell’intera umanità, a cominciare da quella dignità insita in ogni essere umano, anche in quello che non voglio guardare e accogliere nel mio spazio vitale. Enzo Bianchi

UN VALORE CHE NESSUNO PUO’ COMPRARE !

“Vi farò vivere immersi nella Gioia, Bambini, e il vostro Animo si colorerà per sempre… Perché crescerete sperimentando nella Vita il Valore delle Cose, non il loro prezzo. E quando un giorno non molto lontano avrò bisogno di Voi verrò a cercarvi e scoprirò che i Bambini straordinari che ho avuto l’onore di conoscere sono diventati Cittadini della Terra, Donne e Uomini con un grande Cuore, un Cuore di grande Valore: il Valore del “Donare”. Un Valore che nessuno, mai, potrà “comprare”.

Un Papa …..con la schiena diritta!!!

E Papa Bergoglio sempre più implacabile….altro che Papa venuto da lontano….conosce profondamente il nostro Paese !!! “In Italia la mentalità corrotta è riuscita a impoverire, senza alcuna vergogna, famiglie, pensionati, onesti lavoratori, comunità cristiane, scartando i giovani, sistematicamente privati di ogni speranza sul loro futuro, e soprattutto emarginando i deboli e i bisognosi».