L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” Cap.7 LO ZIGEUNERLAGER………..L’OLOCAUSTO DIMENTICATO !

Il lager per famiglie Rom….lo Zigeunerlager viene costruito dopo il Decreto della rappresaglia dei Rom firmato da Heinrich Himmler.
Questo il decreto………….Ufficio di sicurezza del Reich, Berlino, 29 gennaio 1943
Ordine Espresso a : Direttori delle Direzioni di Polizia Criminale o ai loro collaboratori.
Oggetto : Trasferimento di meticci zingari, di zingari rom e di zingari dei Balcani in un campo di concentramento.

Per ordine del Capo delle SS del 16 Dicembre del 1942 i meticci zingari, gli zingari rom e le tribù zingare di origine balcanica, i cui membri non hanno sangue tedesco, saranno selezionati e trasferiti in un campo di concentramento. Il trasferimento sarà effettuato senza tener conto del grado di meticciato verso il lager di AUSCHWITZ (campo degli zingari). Per le circoscrizioni delle Alpi e del Danubio, la questione zingara sarà oggetto di un regolamento particolare. Le misure che concernono le tribù zingare Sinte di razza pura e le tribù di zingari Talleri considerati di razza pura, restano riservate a ulteriori trattamenti.

Lo Zigeunerlager è costruito all’interno del settore B2e di Auschwitz-Birkenau ed è immediatamente circondato da filo spinato elettrificato con alta tensione perchè i prigionieri zingari dovevano essere separati dal resto dei deportati presenti nella località polacca. I Rom sono in 32 baracche con due blocchi cucina, 14 edifici in muratura con bagni e latrine.
Dal 1943 al 1944 nel lager sono registrati 10.094 uomini e 10.888 tra donne e bambini! A loro bisogna aggiungere altri 2.000 deportati non registrati per un totale di 23.000 unità! In questo lager sono poi rinchiusi anche i semizingari ossia coloro che erano stati arruolati nella “Wehrmacht”, talvolta anche decorati! Una volta marchiati e rasati a zero e fotografati, i Rom, poichè inizialmente non è previsto il loro sterminio,hanno un trattamento migliore rispetto agli altri prigionieri. Nel luglio del 1943 Himmler, dopo una visita al lager dei Rom, avendo anche riscontrato un’epidemia infantile di noma, dà l’ordine di annientarli! Lo Zigeunerlager sarà chiuso nel maggio del 1944…..nel frattempo una parte degli zingari tedeschi furono sistemati nel campo-base e nello stesso giorno 2.900 furono uccisi nelle camere a gas del crematorio V !
Le vittime dello Zigeunerlager sono circa 21.000 ! Una canzone zingara dice : ” Ci hanno fatto entrare attraverso il portone……ci fecero uscire dai comignoli!”.

IL TRIONFO DELL’INDIVIDUALISMO IN UNA COMUNITA’ SMARRITA !!!

Nel nostro Paese, spesso, sono i peggiori ad essere chiamati al governo della cosa pubblica….è una constatazione che ormai fanno in tanti e, del resto ,se non avessimo avuto una pessima classe dirigente in questi ultimi vent’anni..non sapremmo oggi spiegarci il perchè di una crisi morale prima che politica ed economica !Generalmente i peggiori conquistano il potere quando una Comunità non si pone affatto il problema di sbarazzarsi della personalizzazione della politica. L’individualismo in politica fa sempre a meno dei partiti in quanto il leader ha come punto di riferimento soltanto se stesso e i suoi fidati elettori e non un partito, che è il luogo dove il potere assoluto del leader è generalmente contrastato e quindi limitato! Quando una Comunità si è riconosciuta nella personalizzazione della politica per decenni, i danni sono rilevanti al tessuto sociale e all’economia di quel paese o di quella città. Se poi la leadership si è affermata con la violenza del linguaggio e con la diffusione dei veleni nella Comunità, ciò vuol dire che era già ben predisposto il terreno da parte di una subcultura del corpo sociale, in cui elementi…… particolarmente apprezzati…. sono sempre stati il basso grado d’istruzione e il pressapochismo valoriale e politico! E la domanda che emerge prepotente, dopo venti o trent’anni di “dittatorelli” in politica, è terribile ….sarà un giorno possibile ripristinare la convivenza sociale e il sistema democratico in una Comunità che non ha mai avviato seriamente  un bel percorso di cittadinanza attiva? Spesso, anche in un piccolo paese, il problema è innanzitutto di capire su cosa si possa fondare il carisma e la leadership di personaggi alla Scilipoti o alla Raggi………..qualcuno a volte si chiede…… perchè questi degni rappresentanti dell’analfabetismo politico riscuotono un certo successo a cui fa seguito un largo consenso ? Una Comunità che soffre di una lunga deprivazione culturale, sociale e politica, purtroppo, non solo non riesce ad alzare la testa di fronte a chi grida nelle piazze e inveisce contro l’avversario di turno ma spesso nutre un senso di venerazione della mediocrità! Spesso diventa rilevante in alcuni (che cittadini non sono) il riconoscersi nel Kapo e nelle sue volgarità perchè vedono in lui il segno di un riscatto sociale e persino culturale ………..addirittura una concomitanza di interessi laddove è fin troppo evidente che è inesistente ! Per una città o un piccolo centro che ha vissuto e vive queste difficoltà…. la notte sarà molto lunga, anche perchè chi di dovere, pur avendone i requisiti culturali , politici e persino umani e spirituali, rimane in un silenzio assordante di fronte al degrado politico, sociale e morale, che, nel tempo, ha eroso il senso più profondo delle relazioni e dell’identità di una Comunità!!!

UNA COMUNITA’ PUO’ RECUPERARE IL SENSO DELLA RELAZIONE ?

Come ricostruire le relazioni e l’impegno sociopolitico in una Comunità dilaniata da lotte intestine, tra gruppi avvinghiati ad alcune figure carismatiche? Tante piccole Comunità, forse anche il paese in cui vivo, non riescono a trovare una via d’uscita dal degrado socioeconomico e morale perchè considerano irrilevante il degrado delle relazioni. La qualità della vita di una Comunità è direttamente proporzionale al miglioramento delle relazioni fra le persone, fra i gruppi, fra le varie associazioni. Ma quando le relazioni migliorano? Quando si passa dal trascendimento degli interessi particolari e dell’autoreferenzialità alla produzione di servizi concreti e di beni relazionali collettivi, accumulando capitale sociale e disponibilità umana da mettere al servizio degli altri. Ma qual è la motivazione che può spingere i cittadini di una piccola Comunità a prendere parte a processi di costruzione collettiva? E’ il senso di appartenenza, è quel sentirsi parte ,che mette in moto riconoscimenti e reciproci affidamenti , quel guardarsi negli occhi e dirsi “sì, insieme ce la possiamo fare”! Ma se non sono ancorati fortemente i legami e i sentimenti di Comunità in cui i cittadini ritrovano le proprie radici di senso…allora anche le “belle iniziative”….come quelle delle Consulte o la proliferazione associazionistica non riescono a creare le condizioni per lo sviluppo della realtà economica, politica e sociale. La qualità delle azioni in una Comunità è strettamente dipendente dalla qualità dei legami che i singoli e i gruppi riescono a stringere fra loro. Quando non si avviano processi di chiusura autoreferenziale, l’interazione mette in rete idee, risorse e possibilità di soluzioni dei problemi comuni, producendo responsabilità per il Bene Comune.Spesso….dopo campagne elettorali in cui hanno prevalso le invettive personali e non le proposte per la rinascita morale ed economica della Comunità, le divisioni non solo restano come profonde ferite ma si aggravano perchè non esiste più un clima di fiducia e di riconoscimento reciproco. In questo caso, invece, si dovrebbe favorire un grande processo di apprendistato educativo alla cittadinanza, prefigurando percorsi (delineati da chi amministra e da tutte le associazioni, nessuna esclusa) che consentano a tutti i soggetti sociali di formarsi in quanto cittadini. In definitiva….si tratta di far nascere un’identità collettiva solidale e cooperativistica , che non si può verificare solo nelle ricorrenze tradizionali civili e religiose, ma dovrebbe essere sempre il fiore all’occhiello per una Comunità che si vuole bene. Per concludere…..se si vuole dare il via a un concreto processo di cambiamento, in una grande assemblea in cui nessuno è escluso, in un confronto libero e appassionato sui problemi della Comunità, si recuperi…..senza infingimenti e diffidenze reciproche….. il senso di appartenenza alla Comunità (abbandonando le appartenenze legate a interessi particolari o a personaggi “carismatici”…..queste appartenenze si alimentano con i veleni e si esaltano con le divisioni) e ci si impegni per far trionfare il senso di una cittadinanza sociale attiva!

L’AGORA’…….LA DIGNITA’ DELLA PAROLA !!!

La piazza…l’agorà, il luogo per eccellenza della Politica, dell’incontro e del confronto delle idee, il luogo della democrazia diretta, quando, tanto tempo fa, i cittadini erano chiamati a decidere sui problemi concernenti la polis ossia la comunità! La piazza era il simbolo della democrazia, era il luogo dell’esaltazione della parola nelle straordinarie orazioni che erano impregnate sì di vis oratoria ma anche e soprattutto di amore per la cosa pubblica e di rispetto della dignità di chi argomentava con opinioni diverse sui temi oggetto del confronto nella piazza! La piazza dovrebbe anche oggi essere il luogo sacro in cui si costruisce la democrazia, in cui ci si educa all’esaltazione dei valori della convivenza civile, alla consapevolezza della ricchezza del confronto delle idee e delle proposte per la crescita umana, spirituale e civile della Comunità. Quando i cives perdono il ben dell’intelletto , facendo violenza alla dignità più profonda della parola, allora oltraggiano direttamente l’agorà, il luogo della democrazia, meritando il biasimo e il disprezzo dell’intera Comunità!

LA PAURA E IL CORAGGIO ……… fiaba dedicata alle Comunità….dormienti !!!

Tanto tempo fa, in un posto nascosto del mondo, esisteva un villaggio popolato da strani abitanti. Qui vivevano le emozioni ed alcuni elementi della natura, che stanchi di essere maltrattati dall’essere umano, decisero di rifugiarsi in questo paese fantastico!
Passeggiando per i campi verdi e in fiore, si scorgevano quà e là delle casette. In una di queste abitava il Sole, in un’altra l’Amore, in un’altra ancora la Gioia e ce n’erano davvero tante. Sorprendente che tutte vivevano in grande armonia e fratellanza!
Un giorno, però, arrivò un’emozione molto potente a turbare la vita serena degli abitanti….la Paura! Più determinata che mai, questa cominciò a bussare ad ogni casetta. La prima fu quella del Sole, che venne sorpreso durante il suo momento di riposo. Toc-toc :”Chi sarà mai, a quest’ora della notte?” si chiese il Sole. Una voce rauca, cupa, tremolante e alquanto inquietante, rispose: “SONO LA PAURA, APRI LA PORTA!”. Il Sole si terrorizzò, si nascose sotto il letto e non uscì più! Da quel giorno fu sempre notte!
Il giorno dopo, la Paura andò a bussare alla porta della Felicità. Anche lei si spaventò a morte e si chiuse in casa.
Da quel giorno le lacrime scendevano tremolanti sulle guance di tutti. Nessuno più…fu felice!
Orgogliosa di quanto stava accadendo, la Paura decise di rimanere nel villaggio e di portare visita a tutti gli altri abitanti, in modo da limitarli nelle loro casette.
Giorno dopo giorno, ora dopo ora, essa continuava il suo cammino distruttivo, fino a quando gli abitanti si trovarono a vivere in un posto senza stagioni e senza emozioni!!!
Mancava solo una casetta alla quale non aveva ancora bussato. La Paura non sapeva chi vi abitasse ! Toc-toc :”SONO LA PAURA, FAMMI ENTRARE, MANCHI SOLO TU!”. Una voce forte, ferma e sicura rispose dall’interno :”TI ASPETTAVO DA TANTO TEMPO, ARRIVO SUBITO!”. Appena la porta si aprì…PUFF!!! La Paura si sbriciolò in mille pezzettini, fino a diventare cenere…e sparì per sempre!!!
Questa volta ad aprire la porta………era stato il CORAGGIO!!!      (G.M.)

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO ” DIVERSO” Cap.6 HITLER………L’AKTION T4 E ……. LE VITE “INDEGNE” !!!

Nel 1939 Hitler sostituisce il progetto delle sterilizzazioni con quello di eutanasia dei disabili denominato “Aktion T4” (si trattava dell’indirizzo di Berlino dell’Ufficio principale del Programma, Tiergartenstrasse n,4 ). Vi è in questo progetto una motivazione di carattere economico…..lo Stato avrebbe risparmiato se non avesse più dovuto mantenere migliaia di vite…..considerate indegne dal nazismo! Pertanto all’interno dei 6 Centri principali si approntano tecniche di sterminio “efficaci” con la sperimentazione dei primi prototipi di camere a gas su paralitici, soggetti deformi, bambini microcefali o idrocefali, pazzi, malati terminali !
Ludwig Lehner, un prigioniero di guerra tedesco, ricoverato nel 1939 presso la clinica di Eglfing-Haar, in quanto testimone, racconta…… “in una corsia dove giacevano una ventina di bambini di età compresa tra 1 e 5 anni, il prof. Pfanmuller diceva “ai miei occhi di nazionalsocialista questi bambini rappresentano soltanto un peso per il nostro popolo.Non possiamo farli fuori con i veleni o le inezioni….offriremmo alla stampa straniera nuovo materiale contro di noi. Pertanto adotteremo un metodo naturale….basta ridurre gradualmente le razioni…….tra l’altro durante l’agonia sarà possibile ottenere dati più nuovi e interessanti sul comportamento dell’organismo iponutrito”.
Saranno migliaia le persone coinvolte nello sterminio. I medici assumono il ruolo di carnefici ma con loro sono coinvolti direttori di istituti, infermiere, suore, autisti, funzionari del Reich. L’artefice principale dello sterminio è un certo Viktor Brack, che segue tutte le operazioni anche per individuare le tecniche “efficaci” per eliminare i malati.
Hitler interrompe lo sterminio il 24 agosto 1941, anche per le proteste della Chiesa tedesca…..in realtà i malati di mente e i disabili continuano ad essere sterminati nei campi di concentramento fino alla fine della guerra,uccisi con iniezioni letali o fatti morire di fame !
Tra il 1939 e il 1945 persero la vita circa 300.000 persone, “vite indegne” per il Nazismo !!!

MALATTIE RARE……BISOGNA SAPER FARE RETE!

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Malattie rare, network europeo per diagnosi e ricerca: “Bisogna saper fare rete”

“Le malattie rare – ha sottolineato il genetista e presidente del Magi, Matteo Bertelli – sono un argomento su cui occorre agire con uno sguardo ampio e collaborativo. Ci sono malattie così rare o poco conosciute che non è pensabile che ogni paese possa avere laboratori in grado di fare ed interpretare analisi genetiche così complesse”

Ai nastri di partenza un network europeo per la diagnosi e la ricerca sulle malattie rare. L’iniziativa, promossa dall’Istituto per la diagnosi, ricerca e cura delle malattie genetiche e rare Magi, è stata presentata oggi a Bruxelles nella sede europea della Regione Trentino-Sud Tirolo.
“Le malattie rare – ha sottolineato il genetista e presidente del Magi, Matteo Bertelli – sono un argomento su cui occorre agire con uno sguardo ampio e collaborativo. Ci sono malattie così rare o poco conosciute che non è pensabile che ogni paese possa avere laboratori in grado di fare ed interpretare analisi genetiche così complesse. Bisogna saper fare rete in un’ottica europea e dove possibile fare in modo che a viaggiare siano i campioni, opportunamente raccolti e trattati, e non i pazienti che già vivono numerosi disagi. Per questo abbiamo deciso, seguendo l’esempio di quanto già da noi realizzato in Italia per le malattie rare della retina, di creare un network europeo per la diagnosi e la ricerca sulle malattie rare in Europa”.
La sanità europea, ha rilevato l’esperto, “almeno sulla carta, è ormai una realtà e lo sarà ancora di più da ottobre, quando anche l’Italia dovrà recepire la direttiva sull’assistenza transfrontaliera. Dobbiamo però fare in modo che questi diritti dei pazienti siano tali anche nella pratica e che i malati rari abbiano in tutti i paesi una maggiore uniformità di diritti, primo tra tutti quello di avere una diagnosi per la propria malattia. Credo inoltre che sia necessario lavorare per la costruzione di un minimo comun denominatore delle legislazioni in tema di malattie rare fra i vari paesi europei”. Sempre nell’ambito della costruzione del network europeo, Magi sta anche lavorando all’apertura a Tirana (Albania) di un centro trasfusionale.

COMUNITA’…….COESIONE SOCIALE………..PRATICHE VIRTUOSE !

Una Comunità si apre alle pratiche virtuose quando vive relazioni positive di straordinaria coesione sociale. Talvolta anche piccole Comunità hanno difficoltà non solo a progettare pratiche virtuose ma persino a percepire il senso più profondo del Bene Comune perchè “dilaniate” dalle divisioni,determinate dalla personalizzazione della politica e dallo sventolio della propria bandiera o della bandiera del proprio gruppo d’interesse! Una cultura individualista e l’indebolimento delle relazioni di solidarietà a tutti i livelli, l’affermazione del motto antidemocratico”chi non è con me è contro di me” , le fratture persino a livello “intergenerazionale”, unitamente ad una verbosità volgare e irrispettosa della sensibilità dell’altro, diventano ostacoli….muri d’incomprensione che si riflettono negativamente non solo sulla qualità delle relazioni ma conducono al degrado sociale, culturale e,di conseguenza, economico della Comunità. Sarebbe bello e significativo che una Comunità cominciasse a parlare di pratiche virtuose per il reperimento di fondi in un momento di grave crisi economica e finanziaria per le varie realtà locali.  Una Comunità in primo luogo dovrebbe attivarsi per la promozione di progetti che migliorino e sviluppino i rapporti sociali, deteriorati dalle autoreferenzialità anche a livello associativo e dai comportamenti di servilismo e di arrivismo, messi in mostra per la compiacenza dei “potenti” di turno! Ai progetti di coesione sociale non servono atti estemporanei e spesso inconcludenti di un volontarismo fine a se stesso……. non solo non si creano le premesse per superare le divisioni ma spesso diventa alibi perchè nulla cambi!Occorre, invece, impegnarsi per comprendere le ragioni di una Comunità bloccata nella sua latente voglia di relazioni positive e per definire una strategia culturale coraggiosa , gestita dalle parrocchie e dalle varie associazioni, volta a superare la pseudopolitica dei personalismi e delle diffidenze reciproche per gettare le basi di una solida coesione sociale e quindi del percorso delle pratiche virtuose , scritto a più mani (Comune, associazioni, partiti, singoli cittadini).

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO ” DIVERSO” CAP. 5 ROM…….VOLK……..E ROMANTICISMO TEDESCO !

La persecuzione e il genocidio dei Rom sono la conseguenza di un complesso di idee che si pone alla base dell’intero Reich hitleriano. Nel concetto di Volk c’è tutta l’essenza del romanticismo tedesco. Il corrispettivo italiano “popolo” non traduce pienamente il termine Volk che ha mille sfaccettature!
Quando nasce il romanticismo tedesco la parola “Volk” indica un insieme di individui che hanno gli stessi costumi, la stessa lingua e lo stesso sangue. Ma non solo…..questi individui costituiscono insieme un tutt’uno con la più segreta natura dell’uomo.  L’elemento fondamentale nel concetto Volk è il legame tra l’animo umano e il suo ambiente naturale, un legame che non è universale ma riguarda soltanto l’entità nazionale tedesca. Quindi, quando si parla di natura nel romanticismo tedesco, si intende il paesaggio, non in senso universale, ma il paesaggio germanico, l’unico che comprende in sè gli ideali di forza, purezza e libertà. La contemplazione del paesaggio consente all’individuo di sottrarsi a tutti quei valori che allora erano racchiusi nel crescente sviluppo tecnico e industriale del 1800. Pertanto nel termine Volk c’è soprattutto una sorta di nostalgia arcadica con un evidente invito all’uomo a ricercare e a rivalutare le proprie radici!
Simbolo di questo radicamento è l’albero che affonda le proprie radici nel suolo, in contrasto con lo sradicamento, che, per l’ideologia “Volk”,  rappresenta il criterio di discriminazione e di esclusione per eccellenza! Di conseguenza ogni straniero…e in particolar modo i Rom….avevano l’etichetta di sradicati in quanto privi di radici. Era la condanna definitiva per tutti i popoli nomadi! Nella ideologia “Volk” erano altresì comprese le grandi imprese medioevali dei teutonici nonchè gli ideali guerreschi di libertà e conquista, di indipendenza e di autonomia, che servivano a rafforzare il senso di appartenenza all’ambiente teutonico.