C’ERA UN PAESE……….(ITALO CALVINO)

 C’era un paese che si reggeva sull’illecito. Non che mancassero le leggi, ne’ che il sistema politico non fosse basato su principi che tutti piu’ o meno dicevano di condividere. Ma questo sistema, articolato su un gran numero di centri di potere, aveva bisogno di mezzi finanziari smisurati (ne aveva bisogno perche’ quando ci si abitua a disporre di molti soldi non si e’ piu’ capaci di concepire la vita in altro modo) e questi mezzi si potevano avere solo illecitamente, cioe’ chiedendoli a chi li aveva in cambio di favori illeciti. Ossia, chi poteva dar soldi in cambio di favori, in genere gia’ aveva fatto questi soldi mediante favori ottenuti in precedenza; per cui ne risultava un sistema economico in qualche modo circolare e non privo di una sua autonomia. Nel finanziarsi per via illecita, ogni centro di potere non era sfiorato da alcun senso di colpa, perche’ per la propria morale interna, cio’ che era fatto nell’interesse del gruppo era lecito, anzi benemerito, in quanto ogni gruppo identificava il proprio potere col bene comune; l’illegalita’ formale, quindi, non escludeva una superiore legalita’ sostanziale. Vero e’ che in ogni transazione illecita a favore di entita’ collettive e’ usanza che una quota parte resti in mano di singoli individui, come equa ricompensa delle indispensabili prestazioni di procacciamento e mediazione: quindi l’illecito che, per la morale interna del gruppo era lecito, portava con se’ una frangia di illecito anche per quella morale. Ma a guardar bene, il privato che si trovava ad intascare la sua tangente individuale sulla tangente collettiva, era sicuro di aver fatto agire il proprio tornaconto individuale in favore del tornaconto collettivo, cioe’ poteva, senza ipocrisia, convincersi che la sua condotta era non solo lecita ma benemerita. Il paese aveva nello stesso tempo anche un dispendioso bilancio ufficiale, alimentato dalle imposte su ogni attivita’ lecita e finanziava lecitamente tutti coloro che lecitamente o illecitamente riuscivano a farsi finanziare. Poiche’ in quel paese nessuno era disposto non diciamo a fare bancarotta, ma neppure a rimetterci di suo (e non si vede in nome di che cosa si sarebbe potuto pretendere che qualcuno ci rimettesse), la finanza pubblica serviva ad integrare lecitamente in nome del bene comune i disavanzi delle attivita’ che sempre in nome del bene comune si erano distinte per via illecita. La riscossione delle tasse, che in altre epoche e civilta’ poteva ambire di far leva sul dovere civico, qui ritornava alla sua schietta sostanza di atto di forza (cosi’ come in certe localita’ all’esazione da parte dello Stato si aggiungeva quella di organizzazioni gangsteristiche o mafiose), atto di forza cui il contribuente sottostava per evitare guai maggiori, pur provando anziche’ il sollievo del dovere compiuto, la sensazione sgradevole di una complicita’ passiva con la cattiva amministrazione della cosa pubblica e con il privilegio delle attivita’ illecite, normalmente esentate da ogni imposta.
Di tanto in tanto, quando meno ce lo si aspettava, un tribunale decideva di applicare le leggi, provocando piccoli terremoti in qualche centro di potere e anche arresti di persone che avevano avuto fino ad allora le loro ragioni per considerarsi impunibili. In quei casi il sentimento dominante, anziche’ di soddisfazione per la rivincita della giustizia, era il sospetto che si trattasse di un regolamento di conti di un centro di potere contro un altro centro di potere. Cosi’ che era difficile stabilire se le leggi fossero usabili ormai soltanto come armi tattiche e strategiche nelle guerre tra interessi illeciti oppure se i tribunali per legittimare i loro compiti istituzionali dovessero accreditare l’idea che anche loro erano dei centri di potere e di interessi illeciti come tutti gli altri. Naturalmente, una tale situazione era propizia anche per le associazioni a delinquere di tipo tradizionale, che coi sequestri di persona e gli svaligiamenti di banche si inserivano come un elemento di imprevedibilita’ nella giostra dei miliardi, facendone deviare il flusso verso percorsi sotterranei, da cui prima o poi certo riemergevano in mille forme inaspettate di finanza lecita o illecita. In opposizione al sistema guadagnavano terreno le organizzazioni del terrore che usavano quegli stessi metodi di finanziamento della tradizione fuorilegge e con un ben dosato stillicidio d’ammazzamenti distribuiti tra tutte le categorie di cittadini illustri e oscuri si proponevano come l’unica alternativa globale del sistema. Ma il loro effetto sul sistema era quello di rafforzarlo fino a diventarne il puntello indispensabile e ne confermavano la convinzione di essere il migliore sistema possibile e di non dover cambiare in nulla. Cosi’ tutte le forme di illecito, da quelle piu’ sornione a quelle piu’ feroci, si saldavano in un sistema che aveva una sua stabilita’ e compattezza e coerenza e nel quale moltissime persone potevano trovare il loro vantaggio pratico senza perdere il vantaggio morale di sentirsi con la coscienza a posto. Avrebbero potuto, dunque, dirsi unanimemente felici gli abitanti di quel paese se non fosse stato per una pur sempre numerosa categoria di cittadini cui non si sapeva quale ruolo attribuire: gli onesti.
Erano, costoro, onesti, non per qualche speciale ragione (non potevano richiamarsi a grandi principi, ne’ patriottici, ne’ sociali, ne’ religiosi, che non avevano piu’ corso); erano onesti per abitudine mentale, condizionamento caratteriale, tic nervoso, insomma non potevano farci niente se erano cosi’, se le cose che stavano loro a cuore non erano direttamente valutabili in denaro, se la loro testa funzionava sempre in base a quei vieti meccanismi che collegano il guadagno al lavoro, la stima al merito, la soddisfazione propria alla soddisfazione di altra persone. In quel paese di gente che si sentiva sempre con la coscienza a posto, gli onesti erano i soli a farsi sempre gli scrupoli, a chiedersi ogni momento che cosa avrebbero dovuto fare. Sapevano che fare la morale agli altri, indignarsi, predicare la virtu’ sono cose che riscuotono troppo facilmente l’approvazione di tutti, in buona o in mala fede. Il potere non lo trovavano abbastanza interessante per sognarlo per se’ (o almeno quel potere che interessava agli altri), non si facevano illusioni che in altri paesi non ci fossero le stesse magagne, anche se tenute piu’ nascoste; in una societa’ migliore non speravano perche’ sapevano che il peggio e’ sempre piu’ probabile.
Dovevano rassegnarsi all’estinzione? No, la loro consolazione era pensare che, cosi’ come in margine a tutte le societa’ durate millenni s’era perpetuata una controsocieta’ di malandrini, tagliaborse, ladruncoli e gabbamondo, una controsocieta’ che non aveva mai avuto nessuna pretesa di diventare “la” societa’, ma solo di sopravvivere nelle pieghe della societa’ dominante ed affermare il proprio modo di esistere a dispetto dei principi consacrati, e per questo aveva dato di se’ (almeno se vista non troppo da vicino) un’immagine libera, allegra e vitale, cosi’ la controsocieta’ degli onesti forse sarebbe riuscita a persistere ancora per secoli, in margine al costume corrente, senza altra pretesa che di vivere la propria diversita’, di sentirsi dissimile da tutto il resto, e a questo modo magari avrebbe finito per significare qualcosa di essenziale per tutti, per essere immagine di qualcosa che le parole non sanno piu’ dire, di qualcosa che non e’ stato ancora detto e ancora non sappiamo cos’e’.
L’apologo di Calvino è stato diffuso da: La nonviolenza in cammino, numero 1337 del 25 giugno 2006

AMOR VELATO…..DELL’ETA’ PIU’ VERDE !

Amor velato dell’età più verde
amore amor sempre proibito
culla d’irrefrenabili passioni,
di paure, d’incestuose emozioni!

Amor velato….innamoramento
rifugio di soffusa tetra luce
pudiche…bianche…infiammate mani
sussulti…ansanti di vietate carezze.

Amore…amor mai più rivelato
amor gioioso…silenzioso…astioso
e pur nel pensier così voglioso
di visioni…di dolcezza infinita!

IL PD? UNA FINE…..DAVVERO INGLORIOSA !

Il PD? Non è più un partito…..agli occhi di chi è osservatore ormai disincantato si presenta piuttosto come una bella torta che …i soliti stanno cercando di spartirsi ma  non hanno ancora capito di che pasta è fatta la torta! I partiti? Non ci sono più! Il Pd esiste ormai solo per i dirigenti nazionali…..per quelli della Direzione nazionale perchè la base con alcuni dirigenti locali sono ormai concordi nell’affermare che quel partito, voluto fortemente anche da un certo Prodi, non esiste più. Dopo la tristissima vicenda dell’elezione del Presidente della Repubblica, qualcuno si augurava un Congresso in tempi ravvicinati che avrebbe dovuto sancire una separazione….un divorzio nel PD ma anche per i divorzi occorre coraggio, un coraggio che il PD non ha e non può avere in questo momento. Ora c’è solo una constatazione da fare : il PD non c’è (ma questo non interessa molto ai D’Alema e ai Fioroni) perchè in questi anni ha coltivato solo due ambizioni: quella di rafforzare i vari gruppi di potere nel partito e quella di cercare di possedere Banche con cui distribuire posti e incarichi. Sono state le uniche due ambizioni coltivate e concretizzate con grande impegno! Poi c’è il ventennio di vicinanza alla Destra del Caimano, venti anni trascorsi insieme, a destra e a sinistra sempre gli stessi uomini che, in modo naturale, hanno dato vita ad una Casta di “intoccabili” con un PD sempre pronto a fare opposizione “responsabile” cioè ad accogliere i progetti berlusconiani tanto che oggi si può affermare che il Governo attuale rappresenta la tappa finale di un percorso d’ amore , che è andato via via crescendo nel tempo! Adesso insieme si preparano a dare l’assalto alla Costituzione per consolidare una straordinaria intesa che è prima culturale e poi politica! Bisogna ora celebrare un Congresso che probabilmente eleggerà soltanto un nuovo segretario e non si occuperà d’altro….del resto di cosa si dovrebbe occupare? Nemmeno del funerale del PD…..infatti quello è stato celebrato con la carica dei 101 (a proposito….e i nomi di quei signori? )

A PROPOSITO……DI FELICITA’ !

Un uomo d’affari americano, in piedi sul molo di un villaggio costiero messicano, notò una barca con un pescatore a bordo. Sull’imbarcazione erano stipati diversi tonni di pinna gialla di grandi dimensioni. “Bravo”! disse l’americano “ma quanto tempo avete impiegato per catturarli?” Il pescatore rispose “solo un pò di tempo”. E l’americano “Perchè non restate fuori in mare più a lungo e catturate più pesci?” “Io ho abbastanza per sostenere i bisogni immediati della mia famiglia” replicò il pescatore.
E l’americano continuò “Ma cosa fai con il resto del tuo tempo?” E il pescatore “Dormo fino a tardi, vendo il pesce, gioco con i miei figli, faccio la siesta con mia moglie e la sera faccio delle lunghe passeggiate. Poi vado in paese a trovare gli amici che suonano la chitarra e bevo un buon bicchiere di vino in loro compagnia. Io ho una vita piena e occupata…signore!”. E l’americano “voi dovreste trascorrere più tempo a pescare, con il ricavato comprare una barca più grande e con il ricavato della barca più grande comprarne altre….alla fine avreste una flotta di barche da pesca!”
“Invece poi di vendere il pescato a un intermediario, bisognerebbe venderlo direttamente ai consumatori per poi comprare una fabbrica. Così potresti controllare il prodotto, la lavorazione e la distribuzione. Ascolta….lascia questo villaggio, trasferisciti a Città del messico, poi a Los Angeles e infine a New York per poter espandere l’azienda!”
Il pescatore “Ma signore…..quanto tempo occorre per fare tutto questo?”…E l’americano “15-20 anni.Ma poi c’è la parte migliore …..Trascorso il tempo necessario si annuncia una IPO (offerta pubblica iniziale) e si vendono un pò di azioni della società facendo un sacco di milioni!” E il pescatore “Milioni? E poi?”  E l’americano “Allora ci si può ritirare. Si va a vivere in un piccolo villaggio della costa dove si può dormire fino a tardi, pescare, vendere il pesce, giocare coi bambini, fare la siesta con la propria moglie, passeggiare per il paese la sera, bere un buon bicchiere di vino e suonare la chitarra con gli amici!” E il pescatore…”Ma…..signore…..tutte queste cose io le faccio già!!!”

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” Appunto….per non dimenticare I ROM………UNO STERMINIO…..MINIMIZZATO E DIMENTICATO!!!

Guenter Lewi nel suo libro “The nazi persecution of Gypsies” afferma che lo sterminio dei Rom ad opera dei nazisti non è un vero atto di genocidio! Secondo Lewi, non si può parlare di genocidio in quanto quelle uccisioni “non facevano parte di un piano di distruzione del popolo zingaro in quanto tale”! Per lo scrittore è inaccettabile il parallelismo con la tragedia ebraica. Le affermazioni di Lewi fanno parte di quell’atteggiamento assunto a posteriori da parte della memoria storica, che, dopo la II guerra mondiale, ha usato pesi e misure differenti quando si è passati all’ingrato compito del risarcimento, prima morale e poi fisico,dei danni subiti…..si tratta di riparazioni che ancora oggi molti attendono.
Rajko Djuric, presidente della “Romanì Union”, rileva che la cenere di Auschwitz non è stata pesata secondo precise verità storiche. Lo sterminio programmato di oltre 500.000 Rom e Sinti ha certamente pari dignità rispetto al dramma della Comunità ebraica! Quindi sono inutili imbarazzanti confronti e sarebbe bene chiamare le cose con il loro nome…..per non dimenticare! Personalmente ritengo che di fronte alla tragedia dei Rom occorre respingere ogni tentativo di minimizzare o di perdonare quello che è stato un orribile atto criminale! Oggi i lager di allora sono diventati luoghi commemorativi e quindi rappresentano punti d’incontro tra i rappresentanti di varie nazioni. La memoria storica degli Olocausti va consolidata nel tempo,anche nella totalità dei reati,perchè  quella memoria è uno degli aspetti più significativi sia dell’identità tedesca sia, più in generale, dell’identità di tutti noi. I luoghi della Memoria hanno un solo compito….raccontare le aberrazioni della segregazione, della discriminazione e dell’annientamento dell’uomo! Appunto…..per non dimenticare!

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” CAP.8 MA OGGI CHI SONO I ROM ?

Attualmente i Rom sono ben distinti dai Kalè e dai Sinti. I primi vivono soprattutto in Spagna e in Sudamerica e non parlano la lingua dei Rom mentre i Sinti li ritroviamo in Piemonte e in Lombardia dove parlano una lingua influenzata dall’italiano e nel Nord-Europa dove usano una lingua influenzata dal tedesco e dall’alsaziano.
I Rom si dividono in vari sottogruppi a seconda del lavoro che svolgono….e così abbiamo i Caldarari, provenienti dai Balcani, che praticano il mestiere del ramaio, i Lovara ,che praticano l’allevamento e il commercio di cavalli, i Churara, che sono affilatori di coltelli.
I vari sottogruppi si distinguono per la nazionalità, per la discendenza prendendo il nome del capostipite, per famiglia sino ad arrivare all’individuo.
La struttura di base della Comunità-Rom è la famiglia……….ma c’è anche la Famiglia estesa in cui troviamo i parenti con i quali si mantengono rapporti di convivenza nonchè comunanza d’interessi e di affari. Oltre alla famiglia estesa c’è poi la Kumpània cioè più famiglie (spesso non unite da parentela) ma unite come appartenenti allo stesso gruppo o allo stesso sottogruppo.
I Rom hanno un grande rispetto delle varie confessioni religiose e spesso adottano come propria religione quella delle popolazioni locali in cui vivono, perchè per loro la religione è un elemento culturale di fondo che consente l’acquisizione di una positiva integrazione sociale !
Nei Balcani i Rom sono generalmente ortodossi, invece in Italia sono cattolici come in Spagna e in Sud-America. Attualmente sono in aumento i Rom evangelici.
La loro lingua è il Romanì, una lingua indoeuropea che ha molte analogie con i dialetti dell’India Nord-Occidentale.
I nazisti con il Porajmos tentarono lo sterminio del popolo Rom dopo la legge di Norimberga del 1935, con la quale i Rom furono privati della cittadinanza tedesca e quindi imprigionati e sterminati nei campi di concentramento! Difficile quantificare le vittime….Ian Hancock, direttore del Programma di Studi Rom ad Austin presso l’Università del Texas, sottolinea una cifra che oscilla fra 500mila e 1 milione e mezzo di vittime !
Terminata la seconda guerra mondiale, nasce un movimento che, con il primo Congresso del 1971,
crea l’Unione Internazionale dei Rom con l’obiettivo del riconoscimento di un’identità e di un patrimonio culturale e linguistico nazionale senza Stato nè territorio…….presente cioè in tutti i Paesi dell’Europa.

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” CAP. 4 I ROM……..TRA SCIENZA ANTROPOLOGICA E RAZZISMO !

Il padre dell’antropologia criminale, Cesare Lombroso, nell’opera “L’uomo delinquente” del 1876 presenta delle conclusioni razziste riguardanti proprio l’etnia zingara. L’evoluzione  del suo pensiero ha assunto poi, negli anni di maggior sviluppo della scienza della razza, una incredibile deviazione verso una inedita commistione della “questione criminale” con problematiche di chiaro stampo razziale. Lombroso nel 1878 afferma…. “gli zingari presentano del delinquente tutti i vizi e le passioni :l’oziosità, l’ignavia,l’amore per l’orgia, l’ira impetuosa, la ferocia e la vanità. Essi infatti assassinano facilmente a scopo di lucro. Le loro donne sono più abili nel furto e vi addestrano i loro bambini”!….. Quindi per Lombroso gli zingari sono ” delinquenti antropologici e hanno tendenze malvagie che ripetono la loro origine da una organizzazione fisica, psicologica diversa da quella dell’uomo normale ” ! Tutto ciò era affermato nel 1911 e queste teorie finiscono inevitabilmente col giustificare azioni di “prevenzione” da parte di tutti gli Stati interessati dal problema zingaro. Per Lombroso i Rom sono “gente nata criminale” per la quale egli suggerisce misura di prevenzione come la deportazione e i lavori forzati!!! Lombroso rappresenta bene la commistione tra scienza antropologica e razzismo, ottenendo notevoli consensi in tutta l’Europa !   E’ altresì evidente che Lombroso è il tipico intellettuale che rappresenta nel migliore dei modi il baluardo di una società borghese interessata alla tutela dell’ordine e alla lotta contro la diversità, considerata causa del caos e dell’instabilità !Siamo nella fase in cui una parte dell’antropologia italiana abbandona la prospettiva evoluzionista per avvicinarsi alle teorie del razzismo fisico-biologico. Si tratta di razzismo, imbevuto di ideologie, che costituisce una solida base per lo sviluppo di una antropologia fascista. E il fascismo nasce con il virus del razzismo tanto che Mussolini nel 1921 in occasione del Congresso del Partito Nazionale Fascista afferma ” i fascisti devono preoccuparsi della salute della razza con la quale si fa la storia”. Nel 1938, consolidato l’asse Roma-Berlino, Mussolini approva le leggi razziali antisemite, un provvedimento intriso di contenuti ideologici, utilizzati dal regime anche per scopi culturali e propagandistici. Tutto ormai doveva condurre all’affermazione della superiorità della razza italica e quindi al predominio su tutte le altre popolazioni del Mediterraneo.

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” CAP. 3……..I ROM…….LE ORIGINI ……..IL PORAJMOS

Le prime migrazioni dei Rom provengono dalla valle dell’Indo verso la Persia tra l’VIII e l’XI secolo.
Perchè queste ondate migratorie? Probabilmente per eventi bellici o per motivi economici. I Rom si dirigono poi verso l’Europa nel periodo dal XIV al XV secolo, insediandosi in Grecia, a Creta e in Serbia. Successivamente penetrano in Valacchia, quindi in Boemia e in tutta l’Europa centrale. Nel 1417 entrano anche in Germania e poi tra il 1420 e il 1425 arrivano in Francia, in Belgio, quindi in Italia e in Spagna. Alla fine del 1400 si dirigono anche verso il Nord-Europa e nel XVI secolo giungono anche in Scandinavia e Russia. Già nel 1500, con le grandi scoperte geografiche, i Rom sono deportati dalle potenze europee nelle terre d’oltremare! Straordinario il fatto che i Rom nel loro continuo peregrinare riescano a conservare nel tempo la propria unità e la loro identità, al di là dei confini geografici!Sono queste caratteristiche culturali che qualificano i Rom come minoranza transnazionale, spesso denominati con i nomi più strani che offuscano la loro vera identità. In Italia sono gli zingari ( forse dalla città di Singara in Mesopotamia, uno dei luoghi di provenienza dei Rom). In Francia sono “tsiganes”, in Germania “zigeuner”, in Svezia “Zigenare”. I termini “Gypsies” in inglese o “gitanos” spagnolo invece hanno come origine etimologica l’Egitto ( da dove secondo altre teorie avrebbero avuto origine i Rom). Oggi la denominazione più comune è Rom e i Rom con i “sinti” e i “kalè” sono attualmente il gruppo etnico più antico e più numeroso nel vastissimo panorama zingaro! La parola “rom” piace ai rom……. il termine, che è di origine indiana, significa “uomo”.
Particolarmente interessante il fatto che i teorici dell’arianesimo non abbiano mai accettato le origini indo-europee dei Rom perchè quell’area geografica è l’area di origine della stirpe di Ario! Pertanto il nazismo, che considerò i Rom “ariani decaduti”, decise lo sterminio totale degli zingari. Tuttavia oggi, mentre si ricorda spesso l’Olocausto della comunità ebraica, è praticamente ignorato l’Olocausto dei Rom…il Porajmos…..500mila zingari sterminati dalla follia nazista! Alla prossima puntata il genocidio dei Rom voluto da Hitler!

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” Per concludere I ROM…….QUANTE BUGIE SU UN POPOLO SENZA PATRIA!!!

Le bugie, quando le ripetiamo, diventano verità….diceva Goebbels, braccio destro di Hitler. E’ immaginabile quante false verità sono costruite oggi dai mass-media! Nel nostro Paese….periodicamente…..abbiamo l’emergenza-Rom e sui Rom si raccontano bugie e tante….tante banalità.In TV c’è poi il politico di turno che grida al lupo…al lupo o meglio al rom…al rom e non c’è un solo giornalista che si preoccupi di chiedere dati sicuri sulle banalità e le false verità gridate ai quattro venti !
La banalità più diffusa sui Rom……gli zingari sono rapitori di bambini ! E’ questa una vera e propria leggenda, che non ha alcun riscontro nella realtà. Sarebbe sufficiente controllare le cronache giudiziarie oppure andare a vedere negli archivi dei tribunali per verificare che non c’è un solo rom che sia stato condannato per sottrazione di minore! Tra l’altro succede molto spesso che il tentativo di rapimento va a finire in prima pagina…..poi il resto della storia è raccontato in un trafiletto o addirittura completamente ignorato!Presunti tentati sequestri sono finiti nel nulla con l’assoluzione di quelle donne sospettate e anche con mille scuse dei genitori come è accaduto su una spiaggia di Palermo qualche tempo fa. C’è la paura degli zingari e accade molto spesso che si gridi e si chiami la polizia soltanto perchè un rom si è avvicinato ad un bambino ! I giornali poi enfatizzano i vari episodi di cronaca e raccontano bugie non verificando le voci della piazza e utilizzando un linguaggio che rafforza gli stereotipi razzisti e aumenta la diffidenza per il diverso !
Tutto questo spesso nel nostro Paese ha scatenato vere spedizioni punitive contro uomini…donne e bambini senz’altra colpa che quella di essere rom ! A Roma su un’area occupata prima dai Rom si sono scatenati gli appetiti di interessi, legati alla realizzazione del Programma di recupero urbano….operazione da 67 milioni di euro ! Inutile aggiungere che la camorra è ben presente nel settore edilizio e che i suoi interessi si intrecciano con gli interessi delle imprese e delle istituzioni. E non stiamo parlando di …leggende metropolitane!

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” CAP. 2. GENOCIDIO O GENOCIDI ?

Nella Storia Antica e nell’Alto-Medioevo gli eccidi sono compiuti con lo scopo della totale o parziale distruzione di determinati gruppi nazionali. Basti ricordare le sanguinose guerre puniche tra Roma e Cartagine nel III sec. a.C. ma anche tutte le battaglie del periodo dell’ascesa e del declino dell’Impero Romano.
Un secondo genere di genocidio è quello che in epoca moderna vede un gruppo dominante che utilizza anche strumenti di coercizione morale per cancellare culture e sottomettere etnie. Stiamo parlando delle persecuzioni religiose dopo Lutero ma anche della “civilizzazione” imposta dai conquistadores alle indifese popolazioni indigene del nuovo mondo nel 1500. E’ il padre domenicano Bartolomeo de Las Casas che descrive con dovizia di particolari le terribili violenze di un deliberato atto di genocidio nella sua “Brevissima Relazione sulla distruzione delle Indie Occidentali” !
Ben diverso ( e qui facciamo un salto di 4 secoli!) il genocidio di “stile nazista” (come Lemkin lo definisce). In questo caso si tratta di qualcosa che racchiude in sè tutte le caratteristiche dei modelli precedenti ma ha in più lo scopo del danneggiamento del patrimonio socioculturale di ciascun gruppo etnico!!! L’etnocidio non è altro che una sorta di espansione dell’etnocentrismo ed è ciò che tentano gli Americani in Vietnam sulla scia appunto di un etnocentrismo, incentrato sulla credenza che la propria cultura sia essenzialmente superiore alle altre. E’ il tentativo decisamente arrogante di uniformare ad un unico schema culturale tutti i diversi tratti culturali esistenti.Oggi antropologi, sociologi e filosofi finalmente discutono di totalitarismo, di liberalismo e soprattutto di capitalismo proprio per rilevare tutte le ambiguità originarie della “sottovalutazione dell’Altro”, presente nell’etnocentrismo e che ha condotto all’etnocidio e al genocidio!
Quando il capitalismo pone il profitto e l’accumulazione come obiettivi primari….di fatto considera la differenza culturale un ostacolo al modello dominante in quanto oppone resistenza all’integrazione nel sistema! Di conseguenza determinate culture sono spesso presentate come un “concreto ostacolo alla realizzazione dello sviluppo economico”!
Ma è Leo Kuper che approfondisce il concetto di genocidio perchè riesce a rilevare quanto era stato omesso nella Convenzione dell’ONU ossia tutte le altre forme di genocidio, che non erano soltanto quelle degli eccidi coloniali e nazisti.Kuper allontana ogni banalizzazione del concetto di genocidio e distingue “i genocidi domestici” dai genocidi conseguenti a conflitti internazionali. I genocidi domestici riguardano le “plural societies” in cui vi sono gruppi razziali differenti in conflitto e con profonde divisioni tra di loro. I genocidi domestici o interni sono genocidi contro gruppi indigeni, conseguenti a politiche di decolonizzazione, originati da conflitti per conquistare il potere oppure sono attuati contro gruppi “ostaggio” che possono essere utilizzati come “capro espiatorio”(a questo tipo di genocidio appartiene l’Olocausto).
Oggi tuttavia genocidio non significa solo Olocausto ma anche Rwanda, Amazzonia, Bosnia, Kosovo. Genocidio significa violazione dei diritti umani ma anche criminalità ambientale organizzata da strategie capitaliste. Oggi grazie anche alle O.N.G. si è giunti all’istituzione di un Tribunale internazionale dei popoli a carattere permanente, un tribunale che deve vigilare ed ha come obiettivo non solo i crimini contro l’umanità ma anche la loro impunità.