La filastrocca dei mutamenti

«Aiuto, sto cambiando!» disse il ghiaccio

«Sto diventando acqua, come faccio?

Acqua che fugge nel suo gocciolìo!

Ci sono gocce, non ci sono io!»

Ma il sole disse: «Calma i tuoi pensieri

Il mondo cambia, sotto i raggi miei

Tu tieniti ben stretto a ciò che eri

E poi lasciati andare a ciò che sei»

Quel ghiaccio diventò un fiume d’argento

Non ebbe più paura di cambiare

E un giorno disse: «Il sale che io sento

Mi dice che sto diventando mare

E mare sia. Perché ho capito, adesso

Non cambio in qualcos’altro, ma in me stesso”. (da “Psiche e Sogno)

NON E’ FACILE INVECCHIARE !

 
 
Non è facile invecchiare con garbo.
Bisogna accertarsi della nuova carne, di nuova pelle,
di nuovi solchi, di nuovi nei.
Bisogna lasciarla andare via, la giovinezza, senza
mortificarla in una nuova età che non le appartiene,
occorre far la pace con il respiro più corto, con
la lentezza della rimessa in sesto dopo gli stravizi,
con le giunture, con le arterie, coi capelli bianchi all’improvviso,
che prendono il posto dei grilli per la testa.
Bisogna farsi nuovi ed amarsi in una nuova era,
reinventarsi, continuare ad essere curiosi, ridere
e spazzolarsi i denti per farli brillare come minuscole
cariche di polvere da sparo. Bisogna coltivare l’ironia,
ricordarsi di sbagliare strada, scegliere con cura gli altri umani, allontanarsi dal sé, ritornarci, cantare, maledire i guru,
canzonare i paurosi, stare nudi con fierezza.
Invecchiare come si fosse vino, profumando e facendo
godere il palato, senza abituarlo agli sbadigli.
Bisogna camminare dritti, saper portare le catene,
parlare in altre lingue, detestarsi con parsimonia.
Non è facile invecchiare, ma l’alternativa sarebbe
stata di morire ed io ho ancora tante cose da imparare.
                                            Cecilia Resio

Io t’ho inventata !

Tu eri già il progetto mio ho saputo aspettare la luna tra disillusioni e tanta speranza, poi ecco io t’ho inventata ! Nella rossa terra dal lungo torpore recalcitrava impaziente la primavera quando anche tu sei arrivata dal mare e dalla vigna prosperosa recandomi i tuoi frutti maturi, i doni pingui della tua esistenza, oggi non trovo più il tempo per carezzare i tuoi biondi capelli ma il sole caldo della tua dolcezza ritempra le fatiche e i turbamenti nel letto della tua sorgente eterna !

No…….non mi piace !

Non mi piace il ritualismo natalizio, ha il sapore del già visto ! Non mi piace il buon Natale che ignora l’abbraccio ! Non mi piace quel posto a tavola riservato solo a Natale al clochard e all’immigrato… mi sa tanto….di rimorso ! Non mi piace l’elenco delle promesse universali, dei buoni propositi già cancellati a S.Stefano dal registro dei nostri programmi ! Mi piace il Natale …di ogni giorno, quello che è pane quotidiano della nostra esistenza e di chi abita questo nostro pianeta, il Natale della quotidiana condivisione, quello della quotidiana comunione, quello dell’universale riconoscimento dei diritti di ogni essere vivente! Mi piace l’Avvento ….il tempo dell’attesa di un Natale senza fronzoli, di un Natale vero…quello che non c’è !

Mare nostro che non sei nei cieli……

Mare nostro che non sei nei cieli

e abbracci i confini

dell’isola e del mondo,

sia benedetto il tuo sale

e sia benedetto il tuo fondale !

Accogli le gremite imbarcazioni

senza una strada sopra le tue onde,

pescatori usciti nella notte,

le loro reti tra le tue creature,

che tornano al mattino

con la pesca dei naufraghi salvati!

Mare nostro che non sei nei cieli,

all’alba sei colore del frumento,

al tramonto dell’uva di vendemmia,

che abbiamo seminato di annegati

più di qualunque età delle tempeste!

Tu sei più giusto della terra ferma,

pure quando sollevi onde a muraglia,

poi le riabbassi a tappeto,

custodisci le vite, le visiti

cadute come foglie sul viale,

fai da autunno per loro

da carezza, da abbraccio,

da bacio in fronte

di padre e di madre

prima di partire.(E.D.L.)

LA MUGGHIERI (dialetto torrese)

La Mugghieri Sia fatta la terra, sia fatto anche il mare…ed ogni animale cominci a campare, sian fatte le piante, sian fatte le foglie, sia fatto il marito e sia fatta la moglie! Ccussì lu Patreternu, ddu giurnu luntanu, è mmisu ‘ntra li uai ogni buenu cristianu percè dda mugghieri ca Iddu ni tesi zziccau amprima amprima cu caccia pretesi: “e ccattimi quistu, e portami ddani, e fani sta cosa e lleviti ti qquani”. Ci tuni ‘ntra casa vuè stai a santa paci edda ti ni caccia percè no li piaci; ci inveci cchiù tardu tuerni nu giurnu, ti ‘mpizza li musi e sarti nu turnu! Ci poi ti ddummanna :”Cce teti ca vuè mangi?” no ddiri ccè vuei, è megghiu cu cangi, percè ci rispunni: Spaghetti, mio amore”, statti sicuru ca truei cicori ! Ci poi ti va ssietti alla televisioni, spettiti subbutu n’atra questioni: Ci tu vuei la partita, edda “Carramba” e ccussì pi ogni cosa: “Tritta?” “Noni, storta!” “Fresca?” “Noni scarfata; “Chiara?” Noni, scura!” No eti cattiveria, nooo…eti propriu natura! Sarai ca lu Patreternu s’era puru straccatu: l’è fatta alla fini ti tuttu lu creatu! La colpa eti ti Adamu: no ll’è disdittata quannu se nn’è accortu ca era sbagliata, ccussì la garanzia l’è fatta scatiri e mmò comu eti, ne l’emma tiniri!!!

CHI MI HA RUBATO IL TEMPO ?

Vorrei tanto scoprire chi m’ha rubato il tempo! Vorrei tanto stanare il ladro del mio tempo! Chi m’ha detto di non fermarmi mai? Chi mi ha detto che in questa breve vita fermarsi significa rimanere indietro? Voglio trovarlo il ladro del mio tempo! Voglio sfidare il ladro del mio tempo ! Voglio fermarmi, solo così un giorno forse riuscirò davvero ad ascoltare ! Una parola…la parola “fretta “sia presto bandita dal dizionario degli umani. Fermarsi, fermarsi per poter ascoltare, per osservare, per sentir le tue emozioni ! Chi m’ha rubato il tempo, chi m’ha impedito la gioia della scelta, quella del cambiamento? Chi m’ha detto che non si può cambiare? Chi m’ha detto di saper convivere con il mostro dell’abitudine che affossa la voglia….la gioia della scoperta e dell’impegno? Chi m’ha rubato il tempo, il tempo dell’amore? Quello che sempre fa tanto bene al cuore? Quello che riesce sempre ad annullare il tempo dell’indifferenza nella storia ?

Oasi di ristoro e di speranza

Il verde dei tuoi occhi ho tanto amato, d’averti tutta per sempre accanto a me furtivamente il sogno ho accarezzato. Gazzella volavi sontuosa nella prateria della vita, m’hai dato il tuo cuore di sposa. Misterioso altare della vita ho abbracciato il tuo corpo di madre, fulgida Luce di dolcezza infinita. Nell’impervio sentier della vita mia, oasi tu di ristoro e di speranza per i miei affanni e la mia malinconia.