Pioveva parecchio…….

È presto, più o meno le cinque di mattina. Il sole si sta alzando, ma io non sento niente, assolutamente niente. Non ho la minima idea di cosa sia successo la notte scorsa. So dove mi trovo, ma non so come ci sono arrivato. In questo momento avrei tanto bisogno di Dio, ma è probabile che sia parecchio impegnato. Ho i vestiti bagnati e comincio a sentire addosso il freddo delle mattine del sud dell’Inghilterra. I campi di fragole dove lavoro da qualche mese mi sembrano sempre uguali a se stessi. Solo io sono a pezzi. Mi sono innamorato. E parecchio.

Ero arrivato in Inghilterra tre mesi prima. In treno fino in Belgio e poi in traghetto da Ostenda. Ero stato a Ostenda già una volta, un paio d’anni prima, e avevo già tentato di attraversare illegalmente la frontiera. Ma non ci ero riuscito. Avevo avuto freddo e paura. E avevo preferito tornare indietro.

Una volta arrivato a Dover avevo comprato un biglietto per Higham. Il signore della biglietteria non aveva capito la destinazione fin quando non l’ho scritta su un foglio. Ho chiesto quando sarebbe partito il treno. In un paio di minuti, mi ha risposto il bigliettaio. Sono schizzato verso la stazione. Ho inciampato e sono caduto. I due barattoli di marmellata che avevo con me sono andati in pezzi. Mi sono accorto che non avrei avuto nessuna possibilità di prendere il treno. Così sono tornato indietro e ho chiesto quando sarebbe passato il prossimo. L’uomo mi ha sorriso sarcastico e mi ha detto che i treni erano uno ogni mezz’ora. L’ho maledetto e gli ho sorriso divertito.

Provo ad alzarmi. Ma non ci riesco. Questa volta sono io a essere finito in pezzi. In tanti, tanti pezzi. In inglese c’è una parola migliore: numb. È come se qualcuno mi avesse strappato un pezzo di corpo. Il sole in cielo è ormai grande e rosso.

Si viveva in roulotte. Quando me ne sono accorto ho pensato che essere nato rom non sarebbe stato inutile

Salito sul treno avevo chiesto ai passeggeri dove avrei dovuto cambiare per Higham. Avevo pronunciato il nome del posto così come si scrive. Un’anziana signora aveva intuito quello che volevo dire e mi aveva detto che la pronuncia corretta era Haaaaiaaaam. Pioveva parecchio quando sono arrivato. Si viveva in roulotte. Quando me ne sono accorto ho pensato che essere nato rom non sarebbe stato inutile. Eravamo quasi tutti dell’Europa dell’est e qualche irlandese. Lavoravamo nei campi. La maggioranza erano studenti che cercavano di alzare un po’ di soldi. È stato allora che ho conosciuto Agnieska. A Rochester, su un ponte. Era molto bella. Polacca, bionda, con gli occhi azzurri. Sembrava di un altro mondo. Sono stato con lei al bar. Ho chiesto due birre. Il barista si è piegato in due dal ridere: gli avevo chiesto due orsi. Per me a quei tempi beers e bears suonavano più o meno allo stesso modo. Ha riso anche Agnieska. Ma diversamente. Lei ha riso bene.

Allora ero parecchio povero. Suo padre, invece, era il sindaco di una cittadina polacca di frontiera. Tempo due settimane, ho traslocato nella roulotte dove abitava lei. Eravamo in cinque. Due ragazze russe, Agnieska e una sua amica. Ricordo di essermi molto divertito a pensare che forse gli harem sono nati proprio così. Avevo perso la testa per lei. Era calma. E buona. Dormivamo in un letto molto stretto. La doccia era fuori. Non avevamo quasi nulla. Ma insieme a lei stavo bene. Nei fine settimana andavamo a passeggiare. Facevamo piani per il futuro, per esempio come sarebbe stato emigrare in Nuova Zelanda.

Mi sono sdraiato su quel campo cercando di non ricordare nulla. Non volevo alzarmi. Non volevo fare niente

Una mattina Agnieska si è graffiata con una cassa di fragole. La sera la ferita mostrava già segni di infezione. Il mattino dopo l’ho accompagnata in ospedale. Era una polacca in Inghilterra, e nessuno se ne occupava. La ferita è andata in setticemia e nel giro di quattro giorni Agnieska è morta. Il giorno che è morta ricordo che, durante il lavoro, stavo ascoltando la radio, cercando di migliorare il mio inglese. Si discuteva se fosse giusto condannare a morte un cane. Un cane che aveva ammazzato un gatto.

Ho saputo della morte di Agnieska in serata. Mi sono sdraiato su quel campo cercando di non ricordare nulla. Non volevo alzarmi. Non volevo fare niente.

A trovarmi è stata Valerie, la francese che stava insieme alla sua compagna Nicole in una roulotte accanto alla nostra. Mi avevano cercato tutta la notte. Mi è stata vicina, mi ha abbracciato e ha pianto. Ho cominciato a piangere anch’io, anche se non sapevo come si facesse. Nessuna radio, nessun programma tv ha mai parlato di come era morta Agnieska. Per tutta la settimana seguente si sono occupati solo della condanna a morte di quel cane e della caccia alla volpe.

Sono passati parecchi anni da quella notte che ho sempre provato a dimenticare. Qualche giorno fa, mentre sentivo i discorsi di Nigel Farage e Boris Johnson prima del referendum sulla Brexit, per la prima volta ho deciso di cercare di farla riaffiorare alla memoria.(Valeriu Nicolae)

LA MEMORIA NON SI COMMEMORA……SI ESERCITA !!!

MA COSA CI PROMETTIAMO DI RICORDARE ? LA MEMORIA NON SI COMMEMORA….SI ESERCITA !!! Ma esattamente dove sono le istruzioni per festeggiare una “giornata della memoria” come quella di questo 27 gennaio dell’anno 2016 facendo finta di niente? Ma davvero oggi risulta potabile e possibile citare Primo Levi fingendo di non sapere quanto sia tradito nelle chiacchiere da bar, tra i commenti che galleggiano nel web, nei giudizi immorali passati come scherno? Esattamente oggi cosa potranno insegnare ai loro figli quelli che non si sono ancora puliti della bava sputata contro qualcuno? Davvero riusciranno a dir loro che un tempo è successo che un popolo sia stato giudicato per la razza, la provenienza e la cultura e sia stato dichiarato colpevole di esserci, di esistere, di occupare spazio geografico, economico e sociale? Ma davvero oggi è possibile spiegare ai giovani che, coperti dall’indifferenza vigliacca della maggioranza, pochi sono riusciti ad ambire alla cancellazione di un intero popolo? Esattamente, oggi, per questa giornata della memoria che è diventata un traino per la cinematografia e letteratura del settore, chi ci promettiamo di ricordare? Gli ebrei ammazzati perché Continua a leggere

L’ OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” CAP.1………MA CHI SONO I ROM ?

Ci sono molte leggende e luoghi comuni che circondano gli zingari, una popolazione di origine antichissima che ha però sempre avuto difficoltà nell’integrarsi nei Paesi in cui vivono. Come mai c’è questo odio nei loro confronti? Come vivono gli zingari? Da dove vengono? In quante etnie si dividono? Ecco un quadro completo su uno dei popoli più controversi della storia. Iniziamo dall’origine: la loro provenienza. Spesso si pensa che i rom provengano dalla Romania, ma in realtà hanno origini in una regione che si trova tra l’India e il Pakistan, ammesso che provengano tutti da un unico luogo. Le etnie zingare sono infatti tantissime: sinti, rom, romanichais, kalè o pavee, ed è difficile dire con certezza se provengono tutte da un unico territorio. Tuttavia, pare ormai approvata la teoria che vede il popolo zingaro provenire dal sub-continente indiano per via delle similitudini linguistiche, le caratteristiche somatiche e grazie anche a documenti antichissimi che ne testimoniano la presenza. Ad esempio, la parola “rom” deriva dal termine in sanscrito (un’antica lingua indiana) “domba” che significa “uomo libero”; oppure il termine “sinto” deriva da “Sindh”, il nome del fiume Indro, il più lungo del Pakistan. Bisogna però specificare che, essendo un popolo storicamente portato all’emigrazione, non possiamo parlare di una vera e propria patria d’origine, ma più che altro di luoghi in cui hanno soggiornato per un periodo storico più o meno lungo. Dalla regione indo-pakistana, nell’XI secolo gli zingari si sono spostati seguendo l’Indro, il Tigri, l’Eufrate, il Danubio, l’Elba, il Reno e il Rodano. Le cause di questi spostamenti di massa rimangono sconosciute, anche perché, altro fattore di non poco conto, le testimonianze su questo popolo si trasmettono per via orale ed è dunque molto facile che la realtà dei fatti diventi leggenda, o peggio, pura finzione. Tuttavia, gli studiosi sono concordi nell’attribuire la causa di questa emigrazione alle devastanti invasioni del re afghano Mahmud di Ghazna. Giunti prima in Iran e poi in Persia, gli zingari raggiunsero l’Armenia e il Caucaso meridionale, zone di influenza bizantina. Da lì a poco arrivarono in Turchia per giungere nei Balcani, dove si stabilirono definitivamente. È probabilmente da attribuirsi a questa lunga permanenza la credenza popolare che vede gli zingari provenire dai Paesi balcanici. Nei Balcani, gli zingari cominciarono a praticare mestieri che ancora oggi fanno: fabbri, maniscalchi, ferrai, esperti nella lavorazione del metallo, costruttori di armi, ma divennero anche ricercatori d’oro in Transilvania, o importanti musicisti in Ungheria, dove entrarono letteralmente a far parte del folklore locale, soprattutto per i brani eseguiti con il violino. Tra il XIV e il XV secolo, gli zingari giunsero in Europa occidentale e, in seguito alla battaglia del Kosovo del 1392, dove l’impero ottomano sconfisse l’esercito serbo-cristiano sancendo l’influenza islamica nel territorio, i gitani raggiunsero anche l’Italia seguendo i profughi croati, kosovari, albanesi e greci. Viaggiavano in gruppo, spesso spacciandosi per gente facoltosa proveniente dall’Egitto. Una falsità che però è entrata talmente tanto nell’immaginario collettivo che ancora oggi gli zingari vengono chiamati in Spagna “gitanos” (dal latino “aegyptanus”, derivazione di “Aegyptus”, cioè “Egitto”), o nel Regno Unito “gypsies”. La convivenza con gli europei fu drammatica. A causa del loro abbigliamento bizzarro, della lingua incomprensibile, del loro vivere di elemosina e per le pratiche di chiaroveggenza, spesso scambiata per stregoneria, le autorità locali emanarono una serie di decreti che penalizzavano e discriminavano la popolazione. In Germania, per esempio, la pena di morte, normalmente riservata agli uomini, venne estesa anche alle donne zingare, oppure, nel 1500, ci fu un provvedimento imperiale che garantiva l’impunità a chiunque avesse ucciso uno di loro. Non andò meglio in Moldavia o in Valacchia, dove divennero servi della gleba. In Spagna, nel 1492 furono condannati all’esilio assieme ai mori e agli ebrei. In Ungheria furono accusati di cannibalismo. In Italia, il primo decreto di espulsione fu emanato a Milano nel 1512 perché accusati di portare la peste. Insomma, il ripudio e l’odio nei confronti di questa popolazione hanno origini antiche. Le persecuzioni ebbero fine intorno al XVIII secolo, quando i sovrani illuminati piuttosto che condannarli a morte o all’esilio, cercarono di integrarli con la popolazione del luogo. Questo però significava spogliarli delle loro tradizioni e delle loro usanze. Ad esempio, in Ungheria e Transilvania, dove ormai vivevano da secoli in base alla loro cultura, furono obbligati ad abbandonare la loro lingua per esprimersi esclusivamente nella lingua nazionale. Inoltre, dovevano rinunciare alla loro vita nomade per stabilirsi in appartamenti, esercitare mestieri comuni, non mendicare, andare in chiesa e vestirsi come la popolazione locale. In cambio, il governo distribuiva case, mezzi agricoli e bestiame. L’iniziativa ovviamente fallì. Abbandonata questa finta filantropia, i diversi Paesi divennero via via più liberali nei loro confronti, tant’è che in Romania, tra il 1855 e il 1856, vennero liberati dalla schiavitù. Da lì in poi, cominciò un’altra ondata migratoria che coinvolse non solo l’Europa, ma anche l’America, Brasile e Argentina in primis. Tuttavia, dato lo storico odio nei loro confronti, era inevitabile che finissero nel mirino dei nazisti. Circa 500mila morirono in quello che gli zingari chiamano “barò porrajmos”, che in lingua romanì significa “il grande genocidio”. Considerati non solo come una razza inferiore, ma anche come degli “asociali”, i gitani erano talmente discriminati tra i discriminati che ad Auschwitz vivevano in baracche a loro riservate. Oggi gli zingari in Europa si aggirano intorno ai 10-12 milioni. In Paesi come Romania, Slovacchia, Turchia, Bulgaria e Serbia raggiungono il 5 per cento della popolazione. Tuttavia, è Bucarest ad ospitare il maggior numero di gitani in Europa. I dati sugli zingari in Italia sono piuttosto confusi, tra chi parla persino di 200mila e chi di appena 80mila. Circa l’80 per cento di loro ha la cittadinanza italiana e appena il 20 per cento sarebbe straniero e proveniente per lo più dai Balcani. I due più grandi ceppi si dividono in rom e sinti. I primi si sono insediati soprattutto nell’Italia centro-meridionale, mentre i secondi nel Nord. I sinti storicamente esercitano il mestiere di giostrai (per esempio, Moira Orfei e la sua famiglia sono di origine sinti), ma dato che si tratta di un lavoro “in via di estinzione” si stanno reinventando rottamatori o venditori. Entrambi, sia sinti che rom, sono per lo più cattolici. Difatti, le popolazioni zingare tendono ad adottare la religione del luogo in cui vivono. Questo fa sì che in Italia, ben il 75 per cento di loro è cattolico, il 20 per cento musulmano e il 5 per cento raggruppa ortodossi, pentecostali e testimoni di Geova. Si tratta di un popolo piuttosto giovane: circa la metà di loro non supera i 18 anni e appena il 3 per cento arriva a oltre i 60. Il tasso di natalità è alto (5-6 bambini a famiglia), così come lo è quello di mortalità. Il matrimonio, in genere, avviene in giovane età ed è regolato da usanze e tradizioni che variano in base all’etnia di appartenenza. Difatti, per i sinti avviene tramite la fuga, cioè i due ragazzi vivono per qualche giorno da alcuni parenti; mentre per i rom la famiglia dello sposo “compra” la sposa, cioè corrisponde una cifra in denaro alla famiglia della giovane come una sorta di risarcimento. Ad ogni modo i matrimoni non sono regolati da rigide norme sociali, tant’è che possono sposarsi anche persone appartenenti ad etnie diverse. A differenza di quanto si pensi, non tutti sono nomadi, anzi. Molti vivono in appartamenti e perfettamente integrati con la comunità locale, soprattutto da quando le loro storiche professioni, che li portavano a girovagare continuamente, stanno venendo meno. Ma il pregiudizio rimane, tant’è che nel rapporto sull’Italia della Commissione europea contro il Razzismo e l’Intolleranza (Ecri), Bruxelles ha invitato Roma ad abbandonare “il falso presupposto che rom e sinti siano nomadi” dato che, in base a tale idea, viene attuata “una politica di segregazione dal resto della società” con l’installazione dei “campi nomadi” nati per ospitare solo temporaneamente queste popolazioni e spesso sforniti dei servizi più basilari. Ma non è solo l’Italia a guardare con disprezzo gli zingari. Anche negli altri Paesi i pregiudizi e la discriminazione persistono, sintomo che le credenze che si sono trascinate per secoli sono dure a morire.

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” I ROM…IL LAGER….LA LORO POESIA !

Ad Auschwitz c’era una casa

Ad Auschwtiz c’era una casa
E c’era mio marito imprigionato
Seduto, seduto si lamentava
E pensava a me
Oh, tu uccello nero
Porta le mie lettere
Portale, portale a mia moglie
Perchè sono imprigionato ad Auschwitz

Ad Auschwitz c’era una grande fame
E noi non avevamo nulla da mangiare
Nemmeno un pezzo di pane
E la guardia del blocco è cattiva!

                 Ruzena  Danielova

Auschwitz

Faccia incavata
occhi oscurati
labbra fredde;
silenzio.
Cuore strappato
senza fiato,
senza parole,
nessun pianto !

            Santino Spinelli

Hanno calpestato il violino zingaro

Hanno calpestato il violino zingaro
cenere zingara è rimasta
fuoco e fulmini
salgono al cielo:

Hanno portato via gli zingari
i bambini divisi dalle madri
le donne dagli uomini
hanno portato via gli zingari.

Jasenovac è piena di zingari
legati a pilastri di cemento
pesanti catene ai piedi e alle mani
nel fango in ginocchio.

Sono rimasto a Jasenovac
le loro ossa
denuncia di disumanità
altre albe schiariscono il cielo
e il sole continuava a scaldare gli zingari.

                                  Rasim Sejdic

Olocausto dimenticato

Silenzio, desolazione, oscura notte.
Il cielo è cupo, pesante di silenzio!
Aleggia nell’aria la nenia della morte!
Da queste pietre, grigie pietre,
da ogni rovina, dalle cornici infrante
esala disperazione di sangue e lacrime:
Il mio spirito s’impiglia nel filo spinato
e la mia anima s’aggrappa alle sbarre,
prigioniera in casa nemica!
Chi sono? Nessuno! Tu chi sei? Nessuno!
Voi Sinti chi siete? Nessuno! Solo ombre,
nebbia! Nebbia che per abitudine è rimasta
prigioniera della più grande infamia
della storia dell’uomo !!!

                Anonimo

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” Cap.7 LO ZIGEUNERLAGER………..L’OLOCAUSTO DIMENTICATO !

Il lager per famiglie Rom….lo Zigeunerlager viene costruito dopo il Decreto della rappresaglia dei Rom firmato da Heinrich Himmler.
Questo il decreto………….Ufficio di sicurezza del Reich, Berlino, 29 gennaio 1943
Ordine Espresso a : Direttori delle Direzioni di Polizia Criminale o ai loro collaboratori.
Oggetto : Trasferimento di meticci zingari, di zingari rom e di zingari dei Balcani in un campo di concentramento.

Per ordine del Capo delle SS del 16 Dicembre del 1942 i meticci zingari, gli zingari rom e le tribù zingare di origine balcanica, i cui membri non hanno sangue tedesco, saranno selezionati e trasferiti in un campo di concentramento. Il trasferimento sarà effettuato senza tener conto del grado di meticciato verso il lager di AUSCHWITZ (campo degli zingari). Per le circoscrizioni delle Alpi e del Danubio, la questione zingara sarà oggetto di un regolamento particolare. Le misure che concernono le tribù zingare Sinte di razza pura e le tribù di zingari Talleri considerati di razza pura, restano riservate a ulteriori trattamenti.

Lo Zigeunerlager è costruito all’interno del settore B2e di Auschwitz-Birkenau ed è immediatamente circondato da filo spinato elettrificato con alta tensione perchè i prigionieri zingari dovevano essere separati dal resto dei deportati presenti nella località polacca. I Rom sono in 32 baracche con due blocchi cucina, 14 edifici in muratura con bagni e latrine.
Dal 1943 al 1944 nel lager sono registrati 10.094 uomini e 10.888 tra donne e bambini! A loro bisogna aggiungere altri 2.000 deportati non registrati per un totale di 23.000 unità! In questo lager sono poi rinchiusi anche i semizingari ossia coloro che erano stati arruolati nella “Wehrmacht”, talvolta anche decorati! Una volta marchiati e rasati a zero e fotografati, i Rom, poichè inizialmente non è previsto il loro sterminio,hanno un trattamento migliore rispetto agli altri prigionieri. Nel luglio del 1943 Himmler, dopo una visita al lager dei Rom, avendo anche riscontrato un’epidemia infantile di noma, dà l’ordine di annientarli! Lo Zigeunerlager sarà chiuso nel maggio del 1944…..nel frattempo una parte degli zingari tedeschi furono sistemati nel campo-base e nello stesso giorno 2.900 furono uccisi nelle camere a gas del crematorio V !
Le vittime dello Zigeunerlager sono circa 21.000 ! Una canzone zingara dice : ” Ci hanno fatto entrare attraverso il portone……ci fecero uscire dai comignoli!”.

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO ” DIVERSO” Cap.6 HITLER………L’AKTION T4 E ……. LE VITE “INDEGNE” !!!

Nel 1939 Hitler sostituisce il progetto delle sterilizzazioni con quello di eutanasia dei disabili denominato “Aktion T4” (si trattava dell’indirizzo di Berlino dell’Ufficio principale del Programma, Tiergartenstrasse n,4 ). Vi è in questo progetto una motivazione di carattere economico…..lo Stato avrebbe risparmiato se non avesse più dovuto mantenere migliaia di vite…..considerate indegne dal nazismo! Pertanto all’interno dei 6 Centri principali si approntano tecniche di sterminio “efficaci” con la sperimentazione dei primi prototipi di camere a gas su paralitici, soggetti deformi, bambini microcefali o idrocefali, pazzi, malati terminali !
Ludwig Lehner, un prigioniero di guerra tedesco, ricoverato nel 1939 presso la clinica di Eglfing-Haar, in quanto testimone, racconta…… “in una corsia dove giacevano una ventina di bambini di età compresa tra 1 e 5 anni, il prof. Pfanmuller diceva “ai miei occhi di nazionalsocialista questi bambini rappresentano soltanto un peso per il nostro popolo.Non possiamo farli fuori con i veleni o le inezioni….offriremmo alla stampa straniera nuovo materiale contro di noi. Pertanto adotteremo un metodo naturale….basta ridurre gradualmente le razioni…….tra l’altro durante l’agonia sarà possibile ottenere dati più nuovi e interessanti sul comportamento dell’organismo iponutrito”.
Saranno migliaia le persone coinvolte nello sterminio. I medici assumono il ruolo di carnefici ma con loro sono coinvolti direttori di istituti, infermiere, suore, autisti, funzionari del Reich. L’artefice principale dello sterminio è un certo Viktor Brack, che segue tutte le operazioni anche per individuare le tecniche “efficaci” per eliminare i malati.
Hitler interrompe lo sterminio il 24 agosto 1941, anche per le proteste della Chiesa tedesca…..in realtà i malati di mente e i disabili continuano ad essere sterminati nei campi di concentramento fino alla fine della guerra,uccisi con iniezioni letali o fatti morire di fame !
Tra il 1939 e il 1945 persero la vita circa 300.000 persone, “vite indegne” per il Nazismo !!!

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO ” DIVERSO” CAP. 5 ROM…….VOLK……..E ROMANTICISMO TEDESCO !

La persecuzione e il genocidio dei Rom sono la conseguenza di un complesso di idee che si pone alla base dell’intero Reich hitleriano. Nel concetto di Volk c’è tutta l’essenza del romanticismo tedesco. Il corrispettivo italiano “popolo” non traduce pienamente il termine Volk che ha mille sfaccettature!
Quando nasce il romanticismo tedesco la parola “Volk” indica un insieme di individui che hanno gli stessi costumi, la stessa lingua e lo stesso sangue. Ma non solo…..questi individui costituiscono insieme un tutt’uno con la più segreta natura dell’uomo.  L’elemento fondamentale nel concetto Volk è il legame tra l’animo umano e il suo ambiente naturale, un legame che non è universale ma riguarda soltanto l’entità nazionale tedesca. Quindi, quando si parla di natura nel romanticismo tedesco, si intende il paesaggio, non in senso universale, ma il paesaggio germanico, l’unico che comprende in sè gli ideali di forza, purezza e libertà. La contemplazione del paesaggio consente all’individuo di sottrarsi a tutti quei valori che allora erano racchiusi nel crescente sviluppo tecnico e industriale del 1800. Pertanto nel termine Volk c’è soprattutto una sorta di nostalgia arcadica con un evidente invito all’uomo a ricercare e a rivalutare le proprie radici!
Simbolo di questo radicamento è l’albero che affonda le proprie radici nel suolo, in contrasto con lo sradicamento, che, per l’ideologia “Volk”,  rappresenta il criterio di discriminazione e di esclusione per eccellenza! Di conseguenza ogni straniero…e in particolar modo i Rom….avevano l’etichetta di sradicati in quanto privi di radici. Era la condanna definitiva per tutti i popoli nomadi! Nella ideologia “Volk” erano altresì comprese le grandi imprese medioevali dei teutonici nonchè gli ideali guerreschi di libertà e conquista, di indipendenza e di autonomia, che servivano a rafforzare il senso di appartenenza all’ambiente teutonico.

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” Appunto….per non dimenticare I ROM………UNO STERMINIO…..MINIMIZZATO E DIMENTICATO!!!

Guenter Lewi nel suo libro “The nazi persecution of Gypsies” afferma che lo sterminio dei Rom ad opera dei nazisti non è un vero atto di genocidio! Secondo Lewi, non si può parlare di genocidio in quanto quelle uccisioni “non facevano parte di un piano di distruzione del popolo zingaro in quanto tale”! Per lo scrittore è inaccettabile il parallelismo con la tragedia ebraica. Le affermazioni di Lewi fanno parte di quell’atteggiamento assunto a posteriori da parte della memoria storica, che, dopo la II guerra mondiale, ha usato pesi e misure differenti quando si è passati all’ingrato compito del risarcimento, prima morale e poi fisico,dei danni subiti…..si tratta di riparazioni che ancora oggi molti attendono.
Rajko Djuric, presidente della “Romanì Union”, rileva che la cenere di Auschwitz non è stata pesata secondo precise verità storiche. Lo sterminio programmato di oltre 500.000 Rom e Sinti ha certamente pari dignità rispetto al dramma della Comunità ebraica! Quindi sono inutili imbarazzanti confronti e sarebbe bene chiamare le cose con il loro nome…..per non dimenticare! Personalmente ritengo che di fronte alla tragedia dei Rom occorre respingere ogni tentativo di minimizzare o di perdonare quello che è stato un orribile atto criminale! Oggi i lager di allora sono diventati luoghi commemorativi e quindi rappresentano punti d’incontro tra i rappresentanti di varie nazioni. La memoria storica degli Olocausti va consolidata nel tempo,anche nella totalità dei reati,perchè  quella memoria è uno degli aspetti più significativi sia dell’identità tedesca sia, più in generale, dell’identità di tutti noi. I luoghi della Memoria hanno un solo compito….raccontare le aberrazioni della segregazione, della discriminazione e dell’annientamento dell’uomo! Appunto…..per non dimenticare!

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” CAP.8 MA OGGI CHI SONO I ROM ?

Attualmente i Rom sono ben distinti dai Kalè e dai Sinti. I primi vivono soprattutto in Spagna e in Sudamerica e non parlano la lingua dei Rom mentre i Sinti li ritroviamo in Piemonte e in Lombardia dove parlano una lingua influenzata dall’italiano e nel Nord-Europa dove usano una lingua influenzata dal tedesco e dall’alsaziano.
I Rom si dividono in vari sottogruppi a seconda del lavoro che svolgono….e così abbiamo i Caldarari, provenienti dai Balcani, che praticano il mestiere del ramaio, i Lovara ,che praticano l’allevamento e il commercio di cavalli, i Churara, che sono affilatori di coltelli.
I vari sottogruppi si distinguono per la nazionalità, per la discendenza prendendo il nome del capostipite, per famiglia sino ad arrivare all’individuo.
La struttura di base della Comunità-Rom è la famiglia……….ma c’è anche la Famiglia estesa in cui troviamo i parenti con i quali si mantengono rapporti di convivenza nonchè comunanza d’interessi e di affari. Oltre alla famiglia estesa c’è poi la Kumpània cioè più famiglie (spesso non unite da parentela) ma unite come appartenenti allo stesso gruppo o allo stesso sottogruppo.
I Rom hanno un grande rispetto delle varie confessioni religiose e spesso adottano come propria religione quella delle popolazioni locali in cui vivono, perchè per loro la religione è un elemento culturale di fondo che consente l’acquisizione di una positiva integrazione sociale !
Nei Balcani i Rom sono generalmente ortodossi, invece in Italia sono cattolici come in Spagna e in Sud-America. Attualmente sono in aumento i Rom evangelici.
La loro lingua è il Romanì, una lingua indoeuropea che ha molte analogie con i dialetti dell’India Nord-Occidentale.
I nazisti con il Porajmos tentarono lo sterminio del popolo Rom dopo la legge di Norimberga del 1935, con la quale i Rom furono privati della cittadinanza tedesca e quindi imprigionati e sterminati nei campi di concentramento! Difficile quantificare le vittime….Ian Hancock, direttore del Programma di Studi Rom ad Austin presso l’Università del Texas, sottolinea una cifra che oscilla fra 500mila e 1 milione e mezzo di vittime !
Terminata la seconda guerra mondiale, nasce un movimento che, con il primo Congresso del 1971,
crea l’Unione Internazionale dei Rom con l’obiettivo del riconoscimento di un’identità e di un patrimonio culturale e linguistico nazionale senza Stato nè territorio…….presente cioè in tutti i Paesi dell’Europa.

L’OLOCAUSTO DI UN POPOLO “DIVERSO” CAP. 4 I ROM……..TRA SCIENZA ANTROPOLOGICA E RAZZISMO !

Il padre dell’antropologia criminale, Cesare Lombroso, nell’opera “L’uomo delinquente” del 1876 presenta delle conclusioni razziste riguardanti proprio l’etnia zingara. L’evoluzione  del suo pensiero ha assunto poi, negli anni di maggior sviluppo della scienza della razza, una incredibile deviazione verso una inedita commistione della “questione criminale” con problematiche di chiaro stampo razziale. Lombroso nel 1878 afferma…. “gli zingari presentano del delinquente tutti i vizi e le passioni :l’oziosità, l’ignavia,l’amore per l’orgia, l’ira impetuosa, la ferocia e la vanità. Essi infatti assassinano facilmente a scopo di lucro. Le loro donne sono più abili nel furto e vi addestrano i loro bambini”!….. Quindi per Lombroso gli zingari sono ” delinquenti antropologici e hanno tendenze malvagie che ripetono la loro origine da una organizzazione fisica, psicologica diversa da quella dell’uomo normale ” ! Tutto ciò era affermato nel 1911 e queste teorie finiscono inevitabilmente col giustificare azioni di “prevenzione” da parte di tutti gli Stati interessati dal problema zingaro. Per Lombroso i Rom sono “gente nata criminale” per la quale egli suggerisce misura di prevenzione come la deportazione e i lavori forzati!!! Lombroso rappresenta bene la commistione tra scienza antropologica e razzismo, ottenendo notevoli consensi in tutta l’Europa !   E’ altresì evidente che Lombroso è il tipico intellettuale che rappresenta nel migliore dei modi il baluardo di una società borghese interessata alla tutela dell’ordine e alla lotta contro la diversità, considerata causa del caos e dell’instabilità !Siamo nella fase in cui una parte dell’antropologia italiana abbandona la prospettiva evoluzionista per avvicinarsi alle teorie del razzismo fisico-biologico. Si tratta di razzismo, imbevuto di ideologie, che costituisce una solida base per lo sviluppo di una antropologia fascista. E il fascismo nasce con il virus del razzismo tanto che Mussolini nel 1921 in occasione del Congresso del Partito Nazionale Fascista afferma ” i fascisti devono preoccuparsi della salute della razza con la quale si fa la storia”. Nel 1938, consolidato l’asse Roma-Berlino, Mussolini approva le leggi razziali antisemite, un provvedimento intriso di contenuti ideologici, utilizzati dal regime anche per scopi culturali e propagandistici. Tutto ormai doveva condurre all’affermazione della superiorità della razza italica e quindi al predominio su tutte le altre popolazioni del Mediterraneo.