IN MEDIOCRITATE STAT CORRUPTIO !!!

QUANTA MEDIOCRITA’ INTORNO A NOI !!!
ORMAI PREVALE “L’ESTREMO CENTRO”!

No…non ce ne siamo accorti ! Quanti mediocri in questi ultimi anni! Troppi…veramente troppi!
“Mediocrazia” è il titolo dell’ultimo libro del filosofo canadese Alain Deneault, docente di scienze politiche all’università di Montreal. Il lavoro (“La Mediocratie”, Lux Editeur) non è stato ancora tradotto in italiano ma meriterebbe di esserlo, se non altro per il dibattito che ha saputo suscitare in Canada e in Francia.
Deneault dice le cose chiaramente: «Non c’è stata nessuna presa della Bastiglia ma l’assalto è stato già lanciato ed è stato coronato dal successo: i mediocri hanno preso il potere». Già, a ben vedere di esempi sotto i nostri occhi ne abbiamo ogni giorno , è sufficiente guardarci intorno, anche nelle nostre piccole realtà locali. Ma come mai i mediocri hanno preso il potere? Come ci sono riusciti?
Quella che Deneault chiama la «rivoluzione anestetizzante» è l’atteggiamento che ci conduce a posizionarci sempre al centro, anzi all’«estremo centro» dice il filosofo canadese. Mai disturbare e soprattutto mai far nulla che possa mettere in discussione l’ordine economico e sociale. Tutto deve essere standardizzato. La “media” è diventata la norma, la “mediocrità” è stata eletta a modello.
E allora ….chi sono i mediocri?
Essere mediocri, spiega Deneault, non vuol dire essere incompetenti. Anzi, stiamo parlando di individui mediamente competenti a discapito dei supercompetenti e degli incompetenti. Questi ultimi per ovvi motivi (sono inefficienti),invece i supercompetenti sono relegati in un angolo perché rischiano di mettere in discussione il sistema e le sue convenzioni. Il mediocre possiede una competenza utile ossia nel senso che non rimette in discussione i fondamenti ideologici del sistema. Lo spirito critico deve essere limitato e ristretto all’interno di specifici confini perché, se così non fosse, potrebbe rappresentare un pericolo. Il mediocre, insomma, spiega il filosofo canadese, deve «giocare il gioco».
Ma cosa significa giocare il gioco?
Vuol dire accettare i comportamenti informali, piccoli compromessi che servono a raggiungere obiettivi di breve termine, significa sottomettersi a regole sottaciute, spesso chiudendo gli occhi. Giocare il gioco, racconta Deneault, vuol dire acconsentire a non citare un determinato nome in un rapporto, a essere generici su uno specifico aspetto, a non menzionarne altri. Si tratta, in definitiva, di attuare dei comportamenti che non sono obbligatori, ma che marcano un rapporto di lealtà verso qualcuno o verso una rete o una specifica cordata.
È in questo modo che si saldano le relazioni informali, che si fornisce la prova di essere “affidabili”, di collocarsi sempre su quella linea mediana che non genera rischi destabilizzanti. «Piegarsi in maniera ossequiosa a delle regole stabilite al solo fine di un posizionamento sullo scacchiere sociale» è l’obiettivo del mediocre.
Verrebbe da dire che la caratteristica principale della mediocrità sia il conformismo, un po’ come per il piccolo borghese Marcello Clerici, protagonista del romanzo di Alberto Moravia, “Il conformista“.
I comportamenti del mediocre servono a sottolineare l’appartenenza a un contesto che lascia ai più forti un grande potere decisionale. E non dovremmo sorprenderci, se poi rileviamo che proprio gli atteggiamenti dei mediocri tendono a generare istituzioni corrotte. E la corruzione arriva al suo culmine quando gli individui che la praticano non si accorgono più di esserlo.

All’origine della mediocrità c’è – secondo Deneault– la morte stessa della politica, sostituita dalla “governance”. A partire dalla Thatcher negli anni 80 fino a oggi , l’’azione politica è stata ridotta alla gestione, a ciò che nei manuali di management viene chiamato “problem solving”ossia la ricerca di una soluzione immediata a un problema immediato, cosa che esclude alla base qualsiasi riflessione di lungo termine fondata su principi e su una visione politica discussa e condivisa pubblicamente. In un regime di governance siamo ridotti a piccoli osservatori obbedienti, incatenati a una identica visione del mondo con un’unica prospettiva, quella del liberismo. Dalla politica siamo scivolati verso un sistema (quello della governance) che tendiamo a confondere con la democrazia !
Anche la terminologia cambia: i pazienti di un ospedale non si chiamano più pazienti, i lettori di una biblioteca non sono più lettori. Tutti diventato “clienti”, tutti sono consumatori.
E dunque non c’è da stupirsi se il centro domina il pensiero politico. Le differenze tra i candidati a una carica elettiva tendono a scomparire, anche se all’apparenza si cerca di differenziarle. Basterebbe osservare le varie candidature anche in occasione di elezioni amministrative di piccolissime realtà locali ! Anche la semantica viene piegata alla mediocrità: misure equilibrate, giuste misure, compromesso. E’ “l’estremo centro” dice Denault . Un tempo, noi italiani eravamo abituati alle “convergenze parallele”. Questa volta, però, l’estremo centro non corrisponde al punto mediano sull’asse destra-sinistra ma coincide con la scomparsa di quell’asse a vantaggio di un unico approccio e di un’unica logica.
Ma si può interrompere questo circolo perverso? Non è facile, ammette il filosofo canadese.
Robert Musil, autore de “L’uomo senza qualità”afferma :«Se dal di dentro la stupidità non assomigliasse tanto al talento, al punto da poter essere scambiata con esso, se dall’esterno non potesse apparire come progresso, genio, speranza o miglioramento, nessuno vorrebbe essere stupido e la stupidità non esisterebbe».
In un racconto di fantascienza di Philip Klass, “Null-P“( pubblicato nel 1951 con lo pseudonimo di William Tenn ) in un mondo distrutto dai conflitti nucleari, un individuo i cui parametri corrispondono esattamente alla media della popolazione, George Abnego, viene accolto come un profeta: e’ il perfetto uomo medio ! Abnego viene eletto presidente degli Stati Uniti e, dopo di lui, i suoi discendenti, che diventano i leader del mondo intero. Con il passare del tempo gli uomini diventano sempre più standardizzati. L’homo abnegus, dal nome di George Abnego, sostituisce l’homo sapiens. L’umanità regredisce tecnologicamente finché, dopo un quarto di milione di anni, gli uomini finiscono per essere addomesticati da una specie evoluta di cani,che li impiegano nel loro sport preferito: il recupero di bastoni e oggetti. Nascono così gli uomini da riporto!
Fantascienza, certo. Ma Deneault , per iniziare a lottare contro la mediocrità , ci suggerisce di cominciare dai piccoli passi quotidiani: resistere alle piccole tentazioni e saper dire di no. Non occuperò quella funzione…. non accetterò quella promozione…. rifiuterò quel gesto di riconoscenza per non farmi lentamente avvelenare. Resistere ….resistere…..resistere per uscire dalla mediocrità ! Sì…non è certo semplice. Ma forse vale la pena di tentare.

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