Democrazia , opinione pubblica e volontà del popolo .

In democrazia il cittadino dovrebbe acquisire conoscenze che gli chiariscano, soprattutto in occasione di elezioni, le alternative politiche in gioco e le conseguenze che ne discendono. E’ altresì scontato che i cittadini vadano a votare in condizioni di equilibrio e di razionalità. Ma nel metodo democratico tre sono gli attori fondamentali : le fonti d’informazione, un potere trasparente e gli elettori. Le fonti d’informazione : è evidente che ormai la fiducia nei media è piuttosto bassa dappertutto, non solo per la reputazione non eccelsa dei giornalisti, ma anche perchè la proprietà dei media è in mano a società o persone con pesanti interessi negli affari o in politica. Oggi anche con l’informazione via web il confine tra informazione, fiction, intrattenimento e pubblicità è sempre più sottile! La fiducia nell’attendibilità, completezza e e indipendenza dei media, già tenue prima della globalizzazione, s’è vaporizzata appena è entrato in gioco il capitale finanziario globale, che ha creato spettacolari concentrazioni mediatiche planetarie. E il potere? Il potere non è affatto trasparente per natura, ma è sempre, sia pure in parte, coperto dal segreto, da retoriche ingannevoli e da vere e proprie menzogne ( vedi il berlusconismo e il renzismo ). La promessa della democrazia reale ossia l’eliminazione del “potere invisibile” non è mai stata mantenuta ! Quanto all’elettore, il cittadino non ha affatto una conoscenza informata degli affari di cui trasferisce la gestione alla politica : si dice…..”l’opinione pubblica” ossia l’insieme dei cittadini che sviluppano idee, concezioni e giudizi a proposito degli affari comuni, sia locali che globali. Ma di che qualità sono le opinioni e le conoscenze dei cittadini? Sono davvero di qualità tale da permettere alla gente di votare cioè di decidere anche del destino degli altri? L’opinione pubblica è un fattore particolarmente delicato nell’epoca attuale. La galassia dei social non solo permette di conoscere all’istante le opinioni, per quanto casuali e avventurose, di un illimitato numero di soggetti, ma soprattutto permette a miriadi di persone di esprimere la propria. Per questo non è affatto inesatta la definizione del nostro secolo come il “secolo dell’opinione pubblica”.

Conseguenza di tutto ciò? La massa è costantemente esposta a suggestioni, prodotte da stereotipi, frasi fatte, enunciazioni di capi e capetti politici e altri fattori. Pertanto l’opinione pubblica valuta in base ad argomenti immaginari, a stereotipi e a imprecisioni. E quando gli argomenti sono complessi intervengono i tecnici ( la tecnocrazia), che agiscono in base a informazioni che il pubblico, in generale, non immagina neanche e può essere chiamato a un rendiconto solo a fatto compiuto (vedi ad es. le varie riforme costituzionali ecc.). Schumpeter non riconosce al popolo alcuna idea del bene comune perchè, in genere,il pensiero del popolo è solo associativo e affettivo. La volontà del popolo è solo un miscuglio indeterminato  di impulsi vaghi, operanti su slogan ricevuti e su impressioni erronee. Come si attiva questo miscuglio? Basta un fatto imprevisto, l’immaginazione che si mette al lavoro,il pregiudizio ideologico o personale (lui mi è antipatico, invece quello mi piace perchè è divertente e sa raccontare le barzellette!), il dispetto o il favore, l’effetto seduttivo o repulsivo che una persona o un gruppo possono ispirare! In queste condizioni i cittadini diventano preda di capi politici, affaristi, pubblicitari capaci di modellare e perfino di creare la volontà popolare! Rousseau diceva “qualunque furbacchione esperto o  oratore insinuante sa portare il popolo dove vuole “.E allora? La volontà del popolo non esiste perchè non è una volontà autentica ma una volontà “fabbricata” ( a manifactured will).I rappresentati del popolo votano generalmente su problemi di cui il popolo non sa e non capisce nulla e spesso operano in modo coperto. L’opinione pubblica deriva quindi generalmente da stereotipi, sentito-dire, chiacchiere da bar, da parrucchiere, da circolo di bocce, pregiudizi e antipatie o simpatie ” a pelle”. L’opinione pubblica, che non si fonda quasi mai sull’elaborazione di informazioni ben fondate, determina persino situazioni paradossali di “eletti ” nelle istituzioni” che per 15- 20 anni scaldano la loro poltrona, percependo la loro indennità, senza mai assumere un’iniziativa politica ma presenziando tutti i convegni e tutte le cermonie, sempre in prima fila!

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